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b_200_150_16777215_00___images_schermata_2019-12-07_alle_08.24.46.pngC'è sempre una prima volta e anche un'opera famosa in tutto il mondo come "Tosca" sta per registrare un debutto atteso. Questa sera, per la prima volta nella storia, il capolavoro di Giacomo Puccini aprirà la stagione della Scala di Milano. Potrà sembrare strano, ma non esistono precedenti di questo tipo, anche se ovviamente i tre atti del compositore lucchese hanno fatto parte di diversi cartelloni scaligeri. Quali sono stati i primi spettatori meneghini ad ascoltare queste note? L'esordio assoluto risale al 14 gennaio del 1900, per la precisione al Teatro Costanzi di Roma. Un'opera così "romana" non poteva che vedere la luce nella Capitale. Due mesi dopo fu la volta di Milano. La prima Tosca scaligera è datata 17 marzo 1900 e il cast fu a dir poco eccezionale. Per non rischiare, si pensò bene di scritturare una cantante che si era esibita poche settimane prima. Il ruolo di Floria Tosca fu creato da Hariclea Darclée, soprano romeno che piaceva tanto anche a Pietro Mascagni. Ebbene la Darclée intonò un'aria ancora poco conosciuta come Vissi d'arte anche alla Scala.

A gennaio il buon successo era stato assicurato dal primo Cavaradossi della storia, Emilio De Marchi, e dal Barone Scarpia di Eugenio Giraldoni. A Milano, invece, si puntò sul tenore Giuseppe Borgatti, il quale era stato il primo Andrea Chènier quattro anni prima nello stesso teatro e che quindi poteva gestire al meglio la situazione. Per quel che riguarda Scarpia, invece, prevalse l'esperienza di un altro Giraldoni, Leone (padre di Eugenio che lo aveva preceduto di due mesi). Anche in questo caso la carriera parlava per il cantante e la creazione di due ruoli importanti come Renato (Ballo in Maschera) e Simon Boccanegra non poteva che essere un ottimo biglietto da visita. Di certo si sperava che non si ripetessero alcune situazioni accadute al Costanzi. La prèmiere di "Tosca" viene ricordata anche e soprattutto per un episodio curioso ma non proprio positivo. Nonostante la presenza della Regina Margherita e del Presidente del Consiglio, Luigi Pelloux, alcuni spettatori romani non prestarono troppa attenzione all'orologio.

 

b_200_150_16777215_00___images_4306.0.959527286-ke9b-u31501799976525n8g-593x443corriere-web-sezioni.jpgNon furono poche le persone che giunsero in ritardo in teatro e il direttore d'orchestra, Leopoldo Mugnone, non gradì affatto il ritardo. Fu necessario interrompere l'esecuzione della nuova opera pucciniana e riprendere dall'inizio. Per la serata del 17 marzo 1900 alla Scala era prevista la direzione di Arturo Toscanini, incline al nervosismo e che non avrebbe accettato un comportamento del genere. Si trattava di un martedì e il successo crescente di "Tosca" contribuì a creare un clima migliore. A Roma qualche scetticismo fu vinto recita dopo recita, a Milano le cose andarono subito a gonfie vele. Tra l'altro, non bisogna dimenticare che la versione originale è diversa da quella scaligera che poi diventò definitiva per quel che riguarda piccoli ripensamenti. Si sta parlando di otto interventi e un centinaio di battute nello specifico, lievi differenze che non impediscono di parlare di "Tosca" come una delle composizioni più stabili in assoluto di Puccini.

 

L'attesa fu pacifica e senza scontri tra gli artisti, anzi lo stesso musicista toscano ha lasciato delle testimonianze preziose con le sue lettere poco prima dell'approdo alla Scala della sua nuova creatura. All'amico e compagno di battute di caccia Giovacchino Mazzini raccontò questi particolari verso la fine di febbraio:

Noi andremo in scena martedì. Tutto promette bene, vedremo. A Roma hanno incassato complessivamente 160mila lire. Oh quanto v'invidio o fannulloni! E pensare che per me durerà ancora questa storia di girovagare. Ho Milano subito e poi un brevissimo respiro, indi un'infinità di città e cittaduzze vogliono questo clistere della Tosca, compresa Firenze in Maggio. E Londra subito dopo.

Sembra quasi di vedere Puccini con la faccia stanca e i mille pensieri in mente. Definire "Tosca" un clistere è stato senza dubbio un modo scherzoso per affrontare la nuova fatica, dato che gli impegni si susseguirono a ritmo serrato.

 

b_200_150_16777215_00___images_puccini.jpgLa Scala rappresentava la terza tappa di questo vero e proprio tour de force. Dopo il Costanzi, il 20 febbraio 1900 fu la volta del Regio di Parma (Emilio De Marchi e Eugenio Giraldoni si prestarono ben volentieri a questo bis in quella che era la patria di Giuseppe Verdi). A marzo Tosca fu conosciuta dal pubblico milanese, mentre a giugno fu la volta dell'Opera di Buenos Aires, un viaggio lontanissimo e che testimonia il consenso crescente del lavoro pucciniano. Il 12 luglio successivo, i tre atti "romani" debuttarono in Inghilterra, per la precisione a Londra: l'approdo in terra britannica venne impreziosito dalla direzione di Luigi Mancinelli e dal Cavaradossi di Fernando De Lucia (noto come "usignolo partenopeo"). A settembre le vicende di Mario, Tosca e Scarpia si tinsero di verde-oro nel corso delle rappresentazioni brasiliane di Rio de Janeiro, senza dimenticare la "prima" bolognese del successivo mese di novembre al Comunale (Mugnone tornò sul podio ed Enrico Caruso sfornò ottime prove nel ruolo tenorile).

 

b_200_150_16777215_00___images_uiywv44.pngIl 1900 della Tosca di Puccini si concluse con la prima rappresentazione al San Carlo di Napoli a dicembre. Il compositore aveva ben ragione di sbuffare, anche se tanti teatri si appassionarono a queste vicende operistiche. Il debutto assoluto capitolino di gennaio può infine essere sintetizzato come un momento di occasioni "sfumate". Toscanini poteva essere preso in considerazione per la direzione d'orchestra al Costanzi, ma il primo direttore fu il già citato Mugnone. Enrico Caruso, poi, sperò fino all'ultimo di creare il ruolo di Mario Cavaradossi ma si "accontentò" di interpretarlo qualche mese dopo e di farlo diventare uno dei suoi cavalli di battaglia. Il tenore napoletano aveva 27 anni e meno esperienza di De Marchi (di 26 anni più anziano), non gli restava che attendere con pazienza. Come non si può far altro che attendere le prime note alla Scala di questa sera e lasciarsi trascinare dalla magia di un capolavoro intramontabile.

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