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b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-12-07_alle_06.59.01.pngLa "colonna sonora" del Risorgimento. La stagione 2018-2019 della Scala di Milano si aprirà questa sera con un titolo spesso colpevolmente dimenticato di Giuseppe Verdi, "Attila". Questo dramma lirico in un prologo e tre atti su libretto di Temistocle Solera revisionato da Francesco Maria Piave dimostra quanta passione il Cigno di Busseto nutrisse nei confronti dei temi patriottici. La prima scaligera è un evento intramontabile e permette di riscoprire opere poco note. Per "Attila" si tratta della terza volta complessiva in cui viene scelta come titolo di apertura del prestigioso teatro, anche se i due precedenti storici sono molto lontani nel tempo.

La prima rappresentazione assoluta di questa storia ambientata nel V secolo è datata 17 marzo 1846, per la precisione al Teatro La Fenice di Venezia. Viene ricordata anche per la fine dell'amicizia-collaborazione con il librettista Temistocle Solera, indispettito dal coinvolgimento di Piave. L'interesse mostrato dagli altri impresari teatrali fu immediato, come accadeva di frequente con il giovane Verdi. "Attila" inaugurò la stagione di Carnevale e Quaresima (come si chiamava a quei tempi) del 1846-1847. Era il 26 dicembre del 1846 e il pubblico milanese ascoltò la seconda versione dell'opera. Come andò quella serata che risale ormai ad oltre un secolo e mezzo fa?

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-12-07_alle_06.57.38.pngLa direzione non competeva a una figura che gestiva l'orchestra con la bacchetta, ma al primo violino. Eugenio Cavallini affrontò con la consueta esperienza la nuova fatica di Giuseppe Verdi, ben supportato dal cast vocale. I nomi degli interpreti furono di assoluto prestigio. Eugenia Savorani-Tadolini (creatrice di almeno venti ruoli) nel ruolo di Odabella, Napoleone Moriani in quello di Foresto e Giulio Soldi in quello di Uldino, senza dimenticare Achille De Bassini (Ezio) e Ignazio Marini (Attila). Tra l'altro, nel corso di quella serata debuttarono due balletti, vale a dire "La duchessa di Mazzarino" e "Le villanelle di Chambery", entrambi di Pio Bellini.

 

Vale la pena sottolineare come il 26 dicembre 1846 sia anche la data della prima rappresentazione assoluta di "Attila" a Parma, nello specifico al Teatro Ducale. Il doppio debutto in due piazze così importanti mise a dura prova i nervi del compositore emiliano, ancora alla presa con i cosiddetti "anni di galera". Il giorno di Santo Stefano rappresenta la scelta anche per la seconda inaugurazione di una stagione scaligera. Tre anni dopo l'opera fu nuovamente il titolo di apertura per la stagione di Carnevale e Quaresima. Il 26 dicembre del 1849 i milanesi ascoltarono nuovamente queste note. Il cast vocale era diverso, mentre la direzione d'orchestra era ancora nelle mani di Eugenio Cavallini.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-12-07_alle_06.56.55.pngSofia Cruvelli, il soprano tedesco che veniva apprezzato soprattutto per l'incredibile teatralità che sapeva sfoggiare, impersonò Odabella. Eugenio Musich (Foresto), Napoleone Marconi (Uldino), Francesco Gnone (Ezio), Eugenio Manfredi (Attila) ed Enrico Sonderegger (Leone XIII) completarono l'elenco di cantanti di quella serata. Come era accaduto 36 mesi prima, inoltre, ci fu la prèmiere di un balletto. Si trattava di "Giovanni Di Leida ossia Il falso profeta", una creazione musicale di Giovanni Casati. Non c'è due senza tre verrebbe da dire con la scelta di questo 7 dicembre 2018.

 

"Attila" non furoreggia con le sue scorribande a Milano da ben 169 anni. Di sicuro è un'eternità e potrebbe risultare persino "arrugginito", ma allo stesso tempo c'è grande curiosità da parte di molti per la scoperta di un Verdi che non sia sempre quello della Traviata e dell'Aida, senza nulla togliere ai due capolavori. Il maestro Riccardo Chailly ha puntato sul dramma lirico del 1846 per motivi di tipo artistico, ma non ci sarà proprio alcun riferimento politico? In fondo, tra le rappresentazioni milanesi del Re degli Unni ce n'è una che è passata alla storia per l'incredibile premonizione. Di cosa si tratta? Bisogna tornare indietro ancora una volta al XIX secolo.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-12-07_alle_06.59.48.pngNel marzo del 1848 La Scala ospitò una rappresentazione di "Attila" (in quel caso non era il titolo inaugurale del teatro) e gli animi dei milanesi erano piuttosto accesi per via degli eventi politici che si stavano profilando. A distanza di poche ore dalla chiusura del sipario, infatti, si registrò la rovinosa caduta di Klemens von Metternich e le famose Cinque Giornate di Milano. Ecco perché questa storia ambientata nel V secolo e l'implorazione Avrai tu l'universo, resti l'Italia a me diventarono un simbolo potente e affascinante da tramandare ai posteri.

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