Login

b_200_150_16777215_00___images_teatro_ducale.jpgL'unico trionfo rimase quello del titolo: la notte di Santo Stefano di duecento anni fa esatti fu a dir poco movimentata per il Teatro Ducale di Parma. Doveva essere rappresentata un'opera di Giovanni Simone Mayr, "Il trionfo dell'amicizia ossia La rosa bianca e la rosa rossa", e nulla lasciava presagire quello che sarebbe successo in seguito. Gli impresari d'opera di inizio '800 sapevano benissimo che le serate potevano non andare tutte per il giusto verso e ne era consapevole anche Osea Francia. Il nome è quello di un impresario di grande esperienza che era riuscito a far decollare nel modo giusto il nuovo teatro di Faenza. Nel 1818, invece, la sua reputazione rischiò di essere compromessa.

 

Il nome doveva suonare in maniera bizzarra all'epoca: Osea era il nome e Francia il cognome, ma tra gli ebrei come lui i cognomi erano una novità assoluta. Ecco perché ci si limitava a chiamarlo "Signor Osea" senza troppi problemi. Due secoli fa era ben noto in città come Parma, Bologna, Reggio Emilia, Firenze e Senigallia in cui aveva lavorato con profitto, dunque il ritorno nei luoghi che avevano appena dato i natali a Giuseppe Verdi era benaugurante. La conoscenza dei teatri dell'Italia centro-settentrionale era decisamente buona, anche se in quel 1818 la situazione sfuggì di mano. Cosa accadde di preciso?

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-23_alle_06.54.29.pngCome già anticipato, il Teatro Ducale stava per mettere in scena il melodramma eroico di Mayr su libretto di Felice Romani. La composizione risaliva a cinque anni prima (la prèmiere era avvenuta a Genova nel 1813 per la precisione) e si andava dunque sul sicuro. Il cast vocale era promettente: i soprani Luigia Anti, Carlotta Bagante e Bettina Pinotti Cirelli Tacchinardi "en travesti", oltre ai tenori Pietro Coppini e Giuseppe Lombardi e il basso Agostino Coppi. Dieci giorni prima c'era stato anche un ballo tragico di Giovanni Galzerani al debutto assoluto, "L'Otello ossia il moro di Venezia". In quel 26 dicembre del 1818 il fiasco fu chiaro fin da subito.

 

Le cronache di quel giorno sono abbastanza confuse, anche se si può immaginare benissimo la ricostruzione dei fatti. Il pubblico del Ducale cominciò a non gradire la musica e l'esecuzione de "La rosa bianca e la rosa rossa", protestando contro i cantanti. Inoltre, l'occasione fu ghiotta per protestare contro il governo di Parma e la duchessa Maria Luisa d'Austria, moglie separata di Napoleone. La serata finì malissimo soprattutto per Osea Francia, arrestato senza troppi complimenti su ordine dello stesso governo, come era frequente all'epoca quando succedevano cose del genere. Per l'impresario ci furono quattro giorni di prigione nella fortezza.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-23_alle_06.52.05.pngIl rilascio venne accompagnato dal sequestro delle carte e dei documenti dello stesso Francia. Il gennaio successivo la stessa Maria Luisa decise di sciogliere in maniera definitiva il contratto d'appalto e la sostituzione dell'impresario con una commissione governativa che avrebbe garantito la continuazione della stagione. La duchessa era letteralmente furibonda per il fiasco al Teatro Ducale, il teatro di corte in cui le rappresentazioni non iniziavano mai in sua assenza. Maria Luisa garantiva i permessi e le censure, quindi il disastro del 26 dicembre 1818 le sembrò una sorta di affronto personale, oltre a una leggerezza grave di chi gestiva il teatro parmigiano.

 

La vendetta è un piatto che va servito freddo e la duchessa austriaca pensò bene di far gravare tutti i costi dell'insuccesso su Osea, in particolare la sostituzione dei cantanti che erano stati licenziati in tronco. Riproporre lo stesso cast o anche uno dei soli nomi di quella serata tragicomica avrebbe portato ad altri tumulti, addirittura peggiori. La commissione governativa non voleva accollarsi alcuna spesa in quei giorni, soltanto quelle per la manutenzione ordinaria. L'impresario Francia era responsabile dal punto di vista legale della paga degli artisti, al contrario la commissione avrebbe incasso tutti i proventi del teatro.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-23_alle_07.38.11.pngLa situazione non poteva durare a lungo, era fin troppo controversa e si optò per un compromesso. Osea Francia e i cantanti licenziati supplicarono Maria Luisa in maniera disperata e alla fine la duchessa garantì all'impresario una parte della sovvenzione dovuta per quella stagione di carnevale. In poche parole si trattava dei soldi necessari a saldare tutti i debiti e Francia partì da Parma il 15 marzo senza essere considerato un disonorato. La carriera non venne compromessa e nel 1823-1824 fu in grado di allestire una buona stagione a Modena. Nel 1824 ne stava preparando un'altra con grande sfarzo ma morì proprio nel marzo di quell'anno.

Collega la pagina al tuo social:

Visitatori

Visitatori oggi:77
Visitatori mese:6768
Visitatori anno:126995
Visitatori totali:331437

OperaLibera piace a...