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b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-16_alle_08.44.20.pngQuando si parla di opera lirica si pensa immediatamente a una serie di paesi, dimenticandone altri. La Repubblica Ceca, ad esempio, non sembra aver fornito grandi spunti al melodramma, ma l’apparenza inganna. L’inno nazionale di questa nazione (e, in precedenza, della Cecoslovacchia) non è altro che uno dei pezzi principali di un’operetta, uno struggente motivo che testimonia lo sviluppo considerevole del teatro e della musica locale. La composizione ha un nome lunghissimo: si chiama “Fidlovačka aneb Žádný hněv a žádná rvačka”, ma per comodità si preferisce fare riferimento soltanto a Fidlovačka. L’autore è František Jan Škroup, mentre la prima rappresentazione risale al 1834, per la precisione a Praga. Di cosa si tratta nello specifico?

“Fidlovacka” ha preso spunto dalla commedia omonima di Josef Kajetán Tyl e viene descritta come una serie di scene di vita popolare. Il nome scelto deriva da una festa primaverile e alcuni strumenti che venivano usati dai calzolai del posto per lavorare pelli e scarpe. La trama è quella tipica di molte altre operette, in particolare l’amore tra due giovani che viene contrastato dai genitori. La scena più toccante è quella in cui il vecchio protagonista, cieco e malandato, ricorda con viva commozione la bellezza del suo paese. Inizia proprio in questo momento l’aria che ha ispirato l’inno ceco, Kde domov muj? Queste quattro parole significano letteralmente Dov’è casa mia? e vanno dritte al cuore.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-16_alle_08.45.33.pngSi tratta infatti di una celebrazione emozionante e dolcissima dei luoghi e degli spazi. Il vecchio protagonista dell’operetta ricorda la sua terra natale, le bellezze dei panorami e non si tratta di riferimenti casuali. Come già anticipato, nell’800 la musica ceca e l’opera lirica iniziarono a registrare una crescita esponenziale. Inizialmente le opere erano dei semplici spettacoli di breve durata e organizzati in maniera saltuaria. Erano soprattutto i teatri tedeschi a ospitare queste rappresentazioni, ma la qualità e la cura non erano elevate. Il pubblico diventò rapidamente più esigente, chiedendo uno spazio nel proprio paese per assistere alle opere e nacque in questo modo il Teatro Reale Provinciale di Praga. 

 

I principali compositori sfruttarono il momento positivo per farsi conoscere meglio in patria e all’estero. Smetana è il simbolo indiscusso di questo riscatto nazionale che cercava di stimolare la coscienza della gente rievocando il passato ceco e auspicava un futuro roseo. Lo stesso discorso vale per Dvorak, capace di alternare diversi generi musicali, in primis le opere liriche ricavate da favole e leggende popolari. Škroup non ha avuto forse la stessa popolarità fuori dalla patria, però verrà ricordato per sempre per le note dell’inno nazionale. La musica lo accompagnò fin da bambino, visto che il padre era corista e flautista.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-16_alle_08.44.47.pngAnche il compositore diventò corista nella cattedrale di Praga e studiò con il maestro Franz Volkert. Nei 61 anni di vita fu capace di produrre opere teatrali, singspiel e anche diverse musiche di scena. Inoltre, non bisogna dimenticare la musica orchestrale e quella da camera. Anche il fratello Jan Nepomuk fu un compositore di discreto successo. La prima esecuzione dell’inno nazionale ceco ha una data ben precisa, il 21 dicembre 1834. Si sta parlando della data della prima rappresentazione di “Fidlovacka”, quando ancora non si pensava a una semplice strofa del primo atto come inno rappresentativo di un intero popolo. Come è diventata tanto popolare l’aria di questa operetta?

 

I cechi apprezzarono subito il testo e la musica, tanto che Kde domov muj? diventò in poco tempo un inno “informale” che tantissima gente canticchiava per strada e che faceva sentire orgogliosi. Quando si formò la Cecoslovacchia nel 1918, il primo verso del brano venne unito a un altro primo verso, quello della canzone slovacca Nad Tatrou sa blyska. Era la fusione perfetta per l’inno di una nazione vera e propria. Si potevano intuire le distinzioni tra i due paesi che poi si sarebbero divisi nel 1993. Venticinque anni fa l’aria dell’operetta fu confermata come inno della Repubblica Ceca, mentre la seconda strofa servì come inno della Slovacchia.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-11-16_alle_08.46.25.pngIn realtà il canto originario di Kde domov muj? era caratterizzato da un numero maggiore di strofe, ma soltanto la prima è rimasta utile per quel che riguarda l’esecuzione dell’inno ceco. Tutto il resto è stato dimenticato. La storia di questa composizione è affascinante e al tempo stesso travagliata e piena di cambiamenti. La Cecoslovacchia non esiste più da un quarto di secolo e ci sono due stati distinti a "ricordarla": l’operetta che diventò un inno nazionale è però sopravvissuta a tutto, guerre, divisioni, conflitti e spartiti dimenticati. Il destino ha voluto che rimanesse integro nonostante le avversità e le difficoltà. 

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