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b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-09-18_alle_07.46.20.pngPiù di due secoli e sentirli tutti. Il 18 settembre del 1813, esattamente 205 anni fa, veniva rappresentata per la prima volta in assoluto "Ernesto e Palmira", opera messa in musica da Pietro Carlo Guglielmi su libretto di Luigi Romanelli. Il pubblico del Teatro alla Scala di Milano ebbe l'onore di essere il primo ad ascoltare queste note, mentre oggi il titolo è praticamente scomparso. Per quale motivo questa composizione è diventata una delle tante opere dimenticate? Guglielmi (meglio noto come Guglielmini) era figlio di un altro affermato compositore, Pietro Alessandro, e vantava una produzione piuttosto cospicua prima di "Ernesto e Palmira".

Era nato nel 1772 a Londra, ma pochi mesi dopo il padre si era trasferito a Massa. Il suo debutto artistico come compositore era avvenuto al Teatro de los Caños del Peral di Madrid nel 1794 con la rappresentazione di "Demetrio". Per "Ernesto e Palmira" i presupposti per un buon successo c'erano tutti, a partire dal Teatro alla Scala scelto come location della prèmiere. Come era consuetudine a quei tempi, la direzione era stata affidata al primo violino Alessandro Rolla, mentre il maestro al cembalo era Vincenzo Lavigna, futuro insegnante di Giuseppe Verdi (nato, tra l'altro, meno di un mese dopo questo debutto operistico). La produzione artistica di Pietro Carlo viene considerata inferiore rispetto a quella del padre, ma quest'opera merita un approfondimento.

 

b_200_150_16777215_00___images_scala800.jpgCi si può affidare al Giornale Italiano e all'articolo che dedicò a "Ernesto e Palmira" qualche giorno dopo la prima rappresentazione. Secondo quanto riferito dal corrispondente, si trattava di un'opera buffa ben strutturata, tanto da ricevere un buon riscontro di pubblico. Il successo venne definito "felice" e il pubblico non si accontentò delle lodi generali e degli applausi riservati a ogni numero. Gli spettatori milanesi pretesero l'uscita sul palco di tutti i protagonisti, in modo da dimostrare in maniera inequivocabile la loro gratitudine. Ma che stile ha quest'opera? Per il Giornale Italiano è bello e non ricercato, ma soprattutto facilmente comprensibile.

 

Proprio questa semplicità consentì alla gente di gustare l'armonia, con una predilezione spiccata per alcuni pezzi. Nel primo atto di "Ernesto e Palmira" venne apprezzata l'aria del tenore Claudio Bonoldi che quella sera di oltre due secoli fa ricoprì il ruolo di Ernesto. Il suono dell'arpa rese subito tutto più magico e gli applausi non furono certo tiepidi. Non meno bene andò un duetto in cui Lorenza Correa (Palmira) riuscì a farsi ammirare per l'agilità incredibile della propria voce e il basso Nicola De Grecis (Pancrazio) si affidò alla sua esperienza di cantante consumato. Il finale, poi, riservò una sorpresa positiva dopo l'altra al pubblico della Scala.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-09-18_alle_08.40.29.pngIn base al resoconto del Giornale Italiano, le ultime note furono caratterizzate da una vera e propria "gara" tra i cantanti che cercarono di fare del loro meglio per una buona esecuzione finale. Nel secondo atto si distinsero un'aria della stessa Correa, capace di spiccare nuovamente per quel che riguarda il canto e l'azione. Inoltre, il quintetto di questa seconda parte di "Ernesto e Palmira" non passò inosservato, assicurando a Guglielmi l'abilità di ripartire in modo sensato le parti dei cantanti. In poche parole non fu soltanto un pezzo a incuriosire gli spettatori milanesi, al punto da spingere il giornalista a un giudizio lusinghiero nei confronti del compositore.

 

Ecco come terminava l'articolo dedicato alla prèmiere del 1813:

Il giovane Guglielmi ci fa vedere essere ereditario nella sua famiglia il buon gusto della musica, e quanto meritati sieno stati gli elogi che in Roma, Napoli, Londra, e altre città d'Europa si fecero alla sua persona.

Insomma gli elogi assicurarono a questo melodramma giocoso una serie di rappresentazioni. D'altronde il genere era ancora in voga in quel periodo. "Ernesto e Palmira" prevede una serie di situazioni tipiche dei libretti buffi, in particolare quest'opera venne ambientata nelle rustiche abitazioni a poca distanza dalla città di Viterbo.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2018-09-18_alle_08.39.24.pngGuglielmi morì meno di quattro anni dopo questa serata. Aveva 45 anni ed era riuscito a far rappresentare altri sei lavori. Gli ultimi due videro la luce proprio nell'anno della sua morte: si tratta di "Paolo e Virginia" (Teatro dei Fiorentini di Napoli), la cui prèmiere fu impreziosita dalla voce di Isabella Colbran, e di "Il biglietto di alloggio" (Crema). La maggiore fama del padre non agevolò la carriera di Pietro Carlo, musicista dotato comunque di buona inventiva e capace di accattivarsi il pubblico italiano, spagnolo e portoghese. A 205 anni di distanza "Ernesto e Palmira" è soltanto un pallido ricordo e difficilmente troverà una nuova occasione per mettersi in mostra.

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