Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/system/phpimageeditor/phpimageeditor.php on line 87
I castrati

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

Strict Standards: Only variables should be assigned by reference in /web/htdocs/www.operalibera.net/home/joomla/plugins/content/multithumb/multithumb.php on line 1636

castrato1I castrati furono dei cantanti che si esibirono per circa tre secoli e considerati oggi quasi mitologici per le loro prodezze vocali, le quali possono essere solo immaginate scrutando le impervie partiture che i massimi musicisti del tempo composero appositamente per loro. Uno di questi fu Georg Fredrick Handel, che abitò al n. 25 di Brook Street, Myfair, oggi museo, dall’estate del 1723 per 36 anni, fino alla morte avvenuta nel 1756. La Handel House, oltre a ricostruire lo stile di vita del compositore in ambienti ricreati sull’originale, si prefigge di promuovere lo studio, la conoscenza e l’ascolto della musica di Handel con l’intento di istruire ed informare studiosi ed appassionati sulle composizioni del musicista attraverso concerti ed esibizioni filologiche. Arrivato a Londra nel 1711 dalla natia Halle, in Sassonia, Handel ormai il più celebrato musicista settecentesco, ottiene i più esaltanti trionfi con le opere: Rodelinda, Alcina, Giulio Cesare, Orlando, Serse, ma anche con oratori quali il Samson, il Messiah e l’Athalia. In queste composizioni l protagonisti erano generalmente dei castrati, che al tempo erano delle autentiche stars della scena teatrale, attirando folle oceaniche di fans e l’appezzamento della nobiltà locale con favoritismi e trattamenti estremi di riconoscenza e ammirazione. La ragione per la quale si fece ricorso ai castrati è nota: essendo vietato alla donne d’esibirsi nel canto sacro, le parti delle composizioni polifoniche sacre riservate alle voci bianche erano affidate o ai ragazzi cantori o a uomini che imitavano artificialmente il suono della voce femminile (falsettisti artificiali, oggi controtenori).
SenesinoI ragazzi divenivano presto inutilizzabili allorché, alle soglie dell’adolescenza, iniziava la cosiddetta muta, mentre i falsettisti erano ben lungi dalla gradevolezza del suono. La soluzione fu dunque di impiegare nelle cappelle papali (da qui il termine le voci dei papi) e nelle corti i castrati. L’uso della castrazione, orchiectomia, fu importato dall’oriente tramite la Spagna e furono proprio iberici i primi castrati giunti in Italia, Francisco Soto, entrato nella cappella pontificia nel 1562 ed Hernado Bustamente che circa un ventennio dopo era alla corte di Ferrara. Come riportato da Rodolfo Celletti in “Storia del Belcanto”, noi dovremmo guardare ai castrati come ad una macchina per cantare costruita sfruttando le sole leggi biologiche. Il principio è quello di sfruttare e potenziare, in esseri adulti, certe caratteristiche tipiche dei ragazzi, i quali nella gamma naturale (detta in gergo di petto), abbracciano il maggior numero di note dal si2b al mi4, arrivando addirittura al fa4, il che significa all’incirca dodici note a voce piena contro la metà del soprano donna.
Il divario è evidente se si considera la forza, la pienezza e il mordente della voce di petto rispetto ai suoni più penetranti, ma meno vibranti e ampi della voce di testa femminile. L’orchiectomia arrestava la crescita della laringe prima della muta, cioè prima che la voce assumesse un carattere virile tipico dell’adulto. Ciò avveniva tramite un intervento sui testicoli (legatura del funicolo testicolare e in alcuni rari casi anche l’asportazione) risultando la cessazione della secrezione di testosterone, ormone al quale si deve la crescita della laringe; al tempo però non se ne conosceva la causa ma solo l’effetto. L’orchiectomia toglieva la facoltà di procreare in quanto i testicoli atrofizzati non producevano spermatozoi, ma lasciava la possibilità del rapporto sessuale dato che il liquido germinale nasce nella prostata. Per questo al tempo i castrati erano considerati dei grandi seduttori ed avevano anche numerose amanti, ma non potevano sposarsi per le leggi religiose, anche se ci fu un caso di procreazione e pare che Papa Sisto V abbia detto stizzito “… li si castri meglio!”.
Giovanni_Battista_VellutiCon il suddetto intervento la voce del castrato rimaneva brillante, fresca e penetrante come quella dei ragazzi, che assoggettata ad assidue e severissime esercitazioni vocali, con capacità polmonari abnormi risultava eccezionale nel dominio dei fiati e sulla potenza del suono. Inoltre, aggiungendo una respirazione appropriata si manifestava la duttilità, la morbidezza, l’agilità, e l’estensione, caratteristiche di tutti i castrati dell’epoca d’oro, i quali curarono il metodo del cosiddetto canto sul fiato, che semplicisticamente consiste nell’attaccare un suono, sostenerlo, ampliarlo, e ridurlo in base alla quantità di fiato regolato dal diaframma. Tecniche di canto edotte dai trattati di Tosi e Mancini, entrambi castrati, che hanno segnato un punto di riferimento non solo per il loro tempo, ma per lo studio del canto anche odierno, infatti, cantare sul fiato è la regola base per una buona riuscita canora, purtroppo elusa dalla maggior parte dei cantanti, sopratutto d’oggi. I castrati curano inoltre la tecnica del passaggio di registro, operazione che permette scurendo il suono di passare al registro di falsetto per avere un suono ancora morbido e limpido anche nel settore acuto, altrimenti risulterebbe opaco e stridulo. Nella mostra si possono ammirare i ritratti di Nicolò Grimaldi detto il Nicolino, Antonio Maria Bernacchi, Gaetano Baerenstadt, Gaetano Majorano detto il Caffarielli, Gaetano Guadagni, Giovanni Carestini detto il Cusanino, Giacomo Conti detto il Gizziello, Francesco Bernardi detto il Senesino e il celebre Carlo Broschi passato allo storia con il nome di Farinelli. La storia musicale ci ha tramandato le leggendarie esibizioni di questi personaggi che erano i più pagati e più idolatrati artisti del tempo. Elencare bizzarrie e comportamenti divistici è banale, in quanto sia quelli di ieri sia quelli dell’oggi non differenziano poi molto nella sostanza, anche se vi furono delle esagerazioni come il Metastasio che si considerava gemello del Farinelli, o Casanova che li trovava molto sexy e sosteneva che era segno di ferrea condotta il resistere alla tentazione della seduzione, il Marchesini che qualunque opera interpretasse doveva entrare in scena a cavallo e le dame milanesi fondarono addirittura un ordine laico in suo nome; infine in epoca moderna, Stravinsky ricevuto in udienza da Polo VI, espresse il desiderio che la chiesa abolisse le leggi contro la castrazione. Tutta questa gloria, fama, ricchezza fa parte della narrazione favolistica del tempo, come sogno sarebbe oggi per un melomane ascoltare con proprie orecchie tali celestiali acrobazie. Ma vi è anche il rovescio della medaglia. Moreschi_giovaneLe operazioni di orchiectomia, con strumenti rudimentali e condizioni igieniche inqualificabili, avvenivano sia clandestinamente in botteghe di campagna, sia con i crismi dell’ufficialità, in nome di pretestuose ragioni mediche, negli ospedali di alcune grandi città. Senza anestesia, ma usando nel migliore dei casi l’oppio, o comprimendo la carotide sino a condurre il bambino ad uno stato simile al coma, si procedeva con tecniche mediche precarie su creature comprese, in linea di massima, fra gli otto e dieci anni. Le conseguenti trasformazioni morfologiche e fisiche erano numerose e determinanti: la massa muscolare diventava più simile a quella femminile, con depositi adiposi più diffusi che portavano spesso all’obesità, mancava totalmente la barba e la peluria maschile, la taglia era superiore alla media, in quanto l’assenza di muta faceva sì che le cartilagini di congiunzione non si saldassero dopo la pubertà con un consequenziale, ulteriore allungamento delle ossa, un invecchiamento precoce, il prematuro affievolimento dell’erezione e forme di malinconia senile in soggetti ancora giovani. La Chiesa che tanto condannava già allora la non procreazione permise la castrazione con una legge del 1589 e quanto un Papa, Benedetto XIV, alla metà del XVIII secolo pensava di abolire tale prassi fu vivamente sconsigliato da tutta la curia vaticana. Per giustificare la castrazione si diceva che le operazione erano state eseguite per salvare le vittime da altre malattie fasulle, o per incidenti (la famosa caduta da cavallo del Farinelli), o per animali che mangiavano i loro membri. E’ da considerare inoltre che molte famiglie povere davano i loro figli alle scuole di canto sperando di trovare miglior fortuna dopo l’operazione quando questi sarebbero divenuti celebri, chi poi non aveva famiglia tanto peggio: è risaputo che gli orfanotrofi di Roma e Napoli erano principali fucine di castrazione. E’ sempre da considerare che ieri come oggi dei tanti concorrenti al nastro di partenza pochissimi arrivano al traguardo, in tutti i settori. Dopo la breccia di Porta Pia, il neonato stato Italiano dette fine a questa crudeltà bandendo definitivamente l’orchiectomia, alla Chiesa servirono ancora trent’anni (1903) tanto che l’ultimo castrato al mondo Alessandro Moreschi restò al servizio della Cappella Sistina fino al 1913. L'Angelo di Roma, come fu soprannominato Alessandro, cantò ai funerali di Napoleone III ed interpretò la parte del soprano solista nella Messa da Requiem di Verdi a Ravenna. Si spense a Roma, dimenticato e in solitudine, nel 1922. Di Alessandro Moreschi sopravvive una testimonianza della sua arte, che assume grande valore essendo l'unica testimonianza riversata su supporto magnetico del canto di un castrato: sono 17 brani di vario genere, frutto di registrazioni realizzate fra il 1902 e il 1904. La qualità della registrazione è scarsa, consumata dal tempo e penalizzata dalla tecnologia di allora. Sul versante artistico dobbiamo considerare il declino del cantante non più giovanissimo e anche una certa instabilità della voce dovuto forse al cantare nell’imbuto come si usava all’epoca. Nonostante tutto siamo in presenza di una testimonianza unica, d'importanza storica, che merita tutta la nostra considerazione.