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b_200_150_16777215_00___images_teatro_ducale.jpgSe durante la recita non siamo bravi, è giusto anche fischiare. Quando sbaglio sono pronto ad accettarlo. Questa frase di Luciano Pavarotti spiega molto bene il rapporto che i cantanti d'opera hanno sempre avuto con l'ambiente teatrale: ci sono state occasioni in cui il pubblico è stato ostile anche con il tenore modenese, senza risparmiare altre "stelle" come Maria Callas, Renata Tebaldi o Giuseppe Di Stefano. I fischi, poi, hanno riempito le platee di tutta Italia anche nel secolo d'oro del melodramma, l'800, ed è proprio in questo periodo storico che avvenne uno degli episodi più curiosi se si pensa a una situazione del genere.

Nei primi anni del secolo, in particolare, i governanti italiani e i loro funzionari erano soliti esercitare il potere proprio su tutti, persino sui cantanti d'opera. Fu il tenore milanese Alberico Curioni a conoscere molto bene questa prepotenza. L'episodio che vale la pena approfondire è datato 1816, più precisamente a Parma. La stagione di carnevale del Teatro Ducale della Riserva (meglio noto come "Teatro Ducale") fu caratterizzata da "Zaira", o sia Il trionfo della religione", dramma tragico del compositore Francesco Federici, "Trajano in Dacia" di Giuseppe Nicolini e "Le nozze di Lauretta" di Francesco Gnecco. Una delle performance di "Zaira" rimase negli annali per le gravi conseguenze di un gesto di Curioni.

 

b_200_150_16777215_00___images_ducale-iloveimg-cropped.jpgIl pubblico iniziò a fischiare proprio il tenore lombardo, il quale si rivolse in maniera altrettanto ostile agli spettatori, non rinunciando a gesti volgari che provocarono un vero e proprio pandemonio. La segnalazione al capo della polizia fu inevitabile e Curioni venne arrestato. Al posto dell'opera si decise di far rappresentare un balletto, anche se la serata non sarebbe finita con queste danze. In effetti, il tenore riuscì a tornare dopo essere stato perdonato, si scusò in modo convincente e il pubblico apprezzò il gesto, al punto che l'impresario del Teatro Ducale autorizzò la ripresa di "Zaira" dal punto esatto in cui era stata interrotta.

 

In questa vicenda, però, sembra facile poter mettere la parola "fine". L'arresto poteva essere dimenticato grazie alle performance canore, come anche gli insulti di Curioni, ma quest'ultimo aveva un carattere particolare e orgoglioso. Qualche giorno dopo, nel corso dell'ultima rappresentazione dell'opera, infatti, pensò bene di prendersi una sorta di rivincita e nel bel mezzo di un'aria smise di cantare per fischiare il pubblico che lo stava ascoltando. Una nuova baraonda agitò il teatro parmigiano e ancora una volta la polizia del Ducato giunse sul posto per placare gli animi.

 

b_200_150_16777215_00___images_marialuigia-2016-taro.jpgStavolta, però, le conseguenze per Curioni furono più serie: non venne arrestato come diverse sere prima, ma imprigionato per otto giorni nella fortezza della città e poi espulso dal Ducato. Tra l'altro, vale la pena ricordare che due anni dopo queste vicende, lo stesso impresario del Teatro Ducale finì ugualmente in prigione a causa di una serata inaugurale davvero disastrosa, a cui aveva reagito "offendendo la pubblica sensibilità". I governanti dell'epoca pensavano di tenere in pugno in questo modo la situazione, con l'arresto sommario che serviva a imporre la disciplina sul posto di lavoro: non furono rare in tutta Italia le punizioni contro i ballerini che avevano ingiuriato altri "colleghi" oppure macchinisti arrivati in ritardo.

 

Per Curioni si trattò di una "macchia" nella carriera, presto cancellata grazie alle esibizioni degli anni successivi. Il tenore iniziò una promettente carriera internazionale, diventando un apprezzato interprete di Mozart, Rossini e Meyerbeer a Londra. Debuttò anche a Parigi, conquistando la simpatia di un melomane incallito come Stendhal e cantando al fianco di Giuditta Pasta in un "Otello" rossiniano molto acclamato. Curioni lasciò per sempre le scene nel 1837, all'età di 52 anni, dedicandosi all'insegnamento del canto, anche se le sue note biografiche sono piuttosto incerte.

 

b_200_150_16777215_00___images_parma-palazzo-di-riserva-societa-di-lettura-e-conversazione.jpgL'arresto di un cantante d'opera ai giorni nostri sarebbe un vero e proprio shock: il teatro continua ad essere un giudice inflessibile e le opinioni sono spesso divise tra chi considera i fischi e le contestazioni un diritto del pubblico che ha acquistato il biglietto e coloro che invece preferirebbero altri modi per esprimere il dissenso. La verità sta spesso nel mezzo, la bocciatura di uno spettacolo, di una regia o di una voce è ovviamente consentita, anche se l'incivilità non deve mai dominare, la rappresentazione è pur sempre il risultato del lavoro di tante persone, molte delle quali non salgono nemmeno sul palco.

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