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b_200_150_16777215_00___images_ruggero-leoncavallo-1.jpgNel 1894 si poteva ancora udire distintamente l'eco degli applausi che avevano accolto due anni prima il debutto di "Pagliacci" al Teatro Dal Verme di Milano. Il grande successo ottenuto da Ruggero Leoncavallo aveva destato l'interesse di diversi paesi stranieri, tanto da richiedere la traduzione del libretto in altre lingue. Fu proprio in occasione della stesura del testo in francese che divampò una polemica davvero particolare che riguardò in prima persona lo stesso compositore napoletano. Il poeta transalpino Catulle Mendès accusò di plagio il musicista partenopeo: secondo il suo punto di vista, il libretto di "Pagliacci" era la copia esatta di una delle sue opere teatrali, "La femme du Tabarin" (La moglie di Tabarin), messa in scena nel 1887.

La vicenda fu piuttosto intricata e si risolse in un nulla di fatto, ma vale la pena approfondire le posizioni delle parti interessate. "Pagliacci" doveva essere rappresentata a Bruxelles in quel 1894 e Mendès citò in giudizio Leoncavallo e il suo editore, Casa Sonzogno. Il primo dato di fatto è che le trame sono piuttosto simili. Leoncavallo ricavò il libretto del suo capolavoro da un fatto realmente accaduto a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, un delitto di cui lui stesso sarebbe stato testimone oculare. Dell'omicidio si occupò il padre del compositore, Vincenzo, magistrato appena trasferito in Calabria. In realtà non ci fu nessuna compagnia teatrale itinerante e un assassinio in scena come avviene in "Pagliacci".

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2017-07-13_alle_19.52.48.pngLeoncavallo si ispirò alla storia del ventenne Gaetano Scavello, il quale si era preso una cotta per una ragazza del paese di cui era innamorato anche un calzolaio. L'omicidio avvenne al termine di uno spettacolo teatrale, ma i protagonisti non erano attori. Le somiglianze tra "Pagliacci" e "La femme de Tabarin" esistono: in entrambi i casi i personaggi sono artisti di strada e vengono raccontate le difficoltà coniugali di una coppia. Il finale, poi, è ugualmente caratterizzato dall'uccisione della moglie da parte del marito. Tra l'altro, nelle due opere si fa riferimento al palcoscenico come luogo in cui vita reale e finzione diventano un tutt'uno, confondendo la mente del protagonista.

 

Tra l'altro, bisogna ricordare come il nome "Tabarin" fosse estremamente popolare nella Parigi del XIX secolo. Il personaggio era un veneziano vissuto tra il '600 e il '700, abitualmente rappresentato con un costume da clown: dunque non si può non pensare al Canio-Pagliaccio di Leoncavallo. Quest'ultimo spiegò in tribunale la storia di Montalto Uffugo e l'ispirazione del libretto. Inoltre, fu in grado di dimostrare come la trama di "La femme du Tabarin" non fosse poi così originale come Mendès proclamava. Si scoprì infatti un'altra opera teatrale, "Un drama nuevo", lavoro prodotto nel 1867 (dunque vent'anni prima di Mendès) da Joaquin Estebanez, pseudonimo di Manuel Tamayo y Baus.

 

b_200_150_16777215_00___images_schermata_2017-07-13_alle_19.52.02.pngIl dramma spagnolo parla di due giovani attori innamorati, Alicia ed Edmundo. La ragazza è costretta a sposare un vecchio benefattore, anche lui impegnato nella produzione teatrale in cui recitano i giovani. Nella scena finale è proprio il benefattore a uccidere Edmundo, dopo aver portato sul palco la sua vera gelosia e i sentimenti che provava per Alicia. A questo punto sorge spontanea una domanda: chi è che ha preso spunto dalle varie trame? La citazione in giudizio di Leoncavallo venne archiviata piuttosto in fretta e "Pagliacci" è l'unica opera rimasta in repertorio.

 

Poche persone conoscono infatti "Un drama nuevo" e "La femme de Tabarin", mentre l'atto unico del compositore napoletano è apprezzato in tutto il mondo. Secondo il musicologo Matteo Sansone:
Leoncavallo potrebbe avere modellato il proprio libretto in base all'esperienza vissuta in prima persona, aggiungendo le parole in grado di venire incontro ai requisiti musicali che cercava, un'abilità che nessuno dei suoi colleghi possedeva. Fu in grado di trovare un soggetto e aggiungere materiale autentico, tra cui canzoni, poemi e dettagli storici.

 

b_200_150_16777215_00___images_pagliacci_leoncavallo.jpgSansone ha definito Leoncavallo anche "un ingenuo artigiano, un abile manipolatore delle fonti letterarie e un acuto osservatore delle tendenze". Parlare di crimine o plagio sembra quantomeno esagerato: Leoncavallo, Mendès ed Estebanez si appassionarono a una trama apparentemente semplice ma di grande impatto emotivo e visivo. Non sono stati gli unici a sfruttare l'espediente del "teatro nel teatro" e più che una "scopiazzatura" c'è stata un'attenta lettura delle fonti letterarie e la rappresentazione della vicenda nel modo ritenuto migliore dai caratteri dei tre autori.

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