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paisiello 1Sono appena trascorsi i 200 anni dalla morte, ma in molti si sono scordati dell’anniversario e di quanto Giovanni Paisiello diede alla musica.

 

Lo conoscono per essere stato il primo a musicare Il Barbiere di Siviglia e solo Napoli, la sua città di origine, dei suoi studi, della sua notorietà artistica, gli ha dedicato qualche festeggiamento.
Giovanni Paisiello, che le antiche memorie e la corrispondenza conservata ci fanno apparire quasi un illetterato, spiegò largamente nell’opera buffa le doti naturali di melodiosità e di umorismo schietto, popolareggiante, pieno di una innocenza ignara di secondi fini. Fu il musicista che Napoleone predilesse fra tutti e che additò, come un modello, a quei maestri della “pleiade franco-italiana” che si sforzavano di esprimere gli ideali dell’era consolare e imperiale. Paisiello era l’uomo che gli dava riposo, che gli “accarezzava l’orecchio” e nelle sue creazioni regna davvero una grande pace musicale. Il compositore partenopeo è il grande confessore del melodramma buffo settecentesco, che riconosce in questo genere di teatro la più piacevole ed economica consolazione e che possiede in altissimo grado tutte le qualità necessarie per adoperarvi. Arriva al momento buono, quando la scena comica - con il grande sviluppo ormai raggiunto in Italia dai personaggi e dagli episodi sentimentali - è diventata la manifestazione più seria dello spirito drammatico paisiellotradotto in musica. E quando alla risata, aperta ed un po’arrogante, succede un umorismo più riflessivo ed una capacità di cogliere il grottesco e di considerarlo con benignità.
Nel 1776 Paisiello accetta l’invito della zarina Caterina II di Russia a ricoprire, nella neonata San Pietroburgo, la carica di maestro di cappella per tre anni. Parte dunque il 29 luglio e dopo qualche mese, nel gennaio dell’anno successivo, giunge nella capitale dell’Impero Russo. Diviene subito insegnante di musica della granduchessa Maria Fjòdorovna e dopo sei mesi mette già in scena un suo lavoro, l’opera metastasiana La Nitteti. Il 30 aprile 1781, il successo gli fa ottenere il rinnovo del contratto per altri quattro anni. Dopo la rappresentazione de La serva padrona (già musicata alcuni decenni prima da Pergolesi), è la volta di un suo capolavoro, Il Barbiere di Siviglia, ascoltato da Mozart, che lo mise in musica a sua volta più tardi, componendo Le Nozze di Figaro.
Paisiello abbandonò la Russia nel 1783 e dopo aver rappresentato Il re Teodoro a Vienna, si mette al servizio di Ferdinando IV a Napoli, dove compone numerose delle sue opere migliori, incluse Nina o sia La pazza per amore e La Molinara. Dopo alcune vicissitudini, derivate dai cambiamenti politici e dinastici, venne invitato a Parigi (1802) da Napoleone, il cui favore si era conquistato cinque anni prima con una marcia composta per il funerale del generale Hoche. Napoleone lo trattò munificamente, più di altri compositori, come Cherubini e Mehul.
Paisiello inserisce per la prima volta in orchestra il clarinetto, perché in Campania questo strumento accompagnava le danze e le canzoni dei paesani e perché in talune sue opere l’ambiente fu rustico e popolare, venendo così al dunque per la strada più semplice ed empirica. Se nel ballo del Barbiere di Siviglia introduce un ritmo spagnolo, piega ogni cura per addomesticarlo, per abilitarlo alla cittadinanza napoletana e settecentesca. Così procedendo riesce molte volte a trovare quegli stacchi melodici, quelle aperture di frase, che risultando inedite, sembrano dar corpo a fuggevoli ispirazioni balenate nella mente di tutti e stabilire il punto di arrivo a qualcosa di g-paisiello-2anonimo e universale, messosi in cammino da chissà quanto tempo e mai prima di allora pervenuto alla mèta.
Oggi tuttavia le sue opere sembrano sbiadite in confronto all’umanità approfondita dei maggiori fratelli rossiniani e mozartiani. Se ne conoscono ben 94 - oltre ad una vasta produzione di musica sacra e da camera - che abbondano di melodia e la cui bellezza leggiadra è tuttora apprezzata, costituendo un ottimo lavoro nell’ambito del teatro musicale comico del tempo, come fu testimoniato poi dalla fama raggiunta. I manoscritti delle partiture di molte sue opere vennero donate alla biblioteca del Brititish Museum da Domenico Dragonetti.

© Gianni Villani

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