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b_200_150_16777215_00___images_gammieri.jpgPoco meno di 3125 chilometri: è questa la distanza che separa Campobasso da San Pietroburgo, un dettaglio che potrebbe forse sembrare insignificante ma che serve a introdurre la carriera, colpevolmente ignorata ai giorni nostri, del compositore molisano Erennio Gammieri. Se ci si limita alle opere liriche, il musicista campobassano si fermò a tre soli lavori, ma le cronache dell'epoca suggeriscono grandi apprezzamenti in Russia, anche da parte di personaggi importanti. Gammieri, classe 1836, mostrò subito un grande orecchio musicale, oltre a una buona qualità di voce. I genitori, quindi, non esitarono a iscriverlo al Reale Collegio San Pietro a Majella di Napoli, in cui si formò dal punto di vista del canto, del solfeggio e del pianoforte.

 

La distanza tra Campobasso e San Pietroburgo si spiega presto: a 23 anni Gammieri decise di trasferirsi in Russia e nel nuovo paese riuscì subito a ricevere l'incarico di Maestro Concertatore presso il Teatro Imperiale. Il compositore molisano si adattò facilmente al nuovo clima e soprattutto alle esigenze del pubblico colto di quella che allora era la capitale della Russia. Vista la giovane età, comunque, non tralasciò mai lo studio e si interessò proprio alla composizione. Prima di arrivare al debutto operistico, però, passarono diversi anni, anche perchè non fu affatto semplice trovare un soggetto adeguato.

 

b_200_150_16777215_00___images_mariinsky.jpgIl dramma che lo conquistò fu un lavoro del 1835 di Alfred De Vigny, "Chatterton". Gammieri mantenne lo stesso titolo e si affidò alla traduzione di Leone Emanuele Bardare (il librettista che aveva ultimato i versi de "Il trovatore" di Verdi dopo la morte di Salvatore Cammarano) e del cavalier Michelangelo Pinto per il libretto. Le aspettative erano alte, anche se non era affatto scontato che Gammieri, un semplice maestro concertatore e per di più straniero, potesse vedere accettata la sua prima opera. Fortunatamente il compositore conosceva diversi artisti e aveva qualche appoggio importante, dunque con grande pazienza si impegnò a far conoscere le arie del "Chatterton" nella speranza che il passaparola fosse proficuo.

 

Il soprano francese Caroline Barbot si interessò a tal punto al lavoro di Gammieri che lo scelse per una serata di beneficenza nel febbraio del 1867. I giornali dell'epoca raccontano bene il primo impatto di "Chatterton" in Russia:

La partitura di E. Gammieri è piena di spunti degni di rilievo. Nel primo atto abbiamo notato due pregevoli andanti, uno in Si bemolle (Ah! Tu che puoi comprendere) e l'altro in Mi maggiore (Una celeste vergine). Non dimentichiamo poi i cori, i quali sono in generale di fattura originale.

 

b_200_150_16777215_00___images_savoia-ok-800x506.jpgNon meno lusinghiero fu il giudizio del tenore Enrico Calzolari:

Non potete giammai immaginarvi quanto grato sia al cuor mio il darvi nuove dell'esito brillante ottenuto ier sera dall'opera Chatterton del bravo maestro Gammieri. La musica è d'una eleganza che non s'incontra spesso tra i moderni compositori, ed in quanto all'istrumentale, è arrivato ad appagare tutta la colonia tedesca di Pietroburgo. Sono convinto che ove si darà il suo Chatterton avrà un esito certo: Gammieri scrive e sente alla Bellini; canti spianati, eleganti sempre, armonie ricercate e distinte, e mai trivialità, cosa tanto rara oggi giorno.

 

Persino lo Zar Alessandro II apprezzò la musica del compositore e parlò in maniera entusiastica di "Chatterton". Per una nuova opera fu necessario attendere qualche anno: Gammieri si affidò nuovamente a Pinto per ricavare il libretto de "L'assedio di Firenze" dal romanzo di Francesco Domenico Guerrazzi. In questo caso i cenni storici sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli del debutto russo, ma esiste una preziosa testimonianza del compositore e concertista Ernesto Cavallini che riferì più volte di aver incontrato Gammieri che gli aveva fatto sentire la nuova opera, ritenuta dallo stesso autore addirittura superiore al "Chatterton".

 

b_200_150_16777215_00___images_via_gammieri.jpgNel 1877 il musicista molisano riuscì a comporre l'ultima opera lirica della sua carriera, "Nicolò de' Lupi", un dramma di notevole successo ma di cui si sono perse le ricostruzioni storiche. Oltre a questi lavori, Gammieri scrisse moltissima musica vocale da camera che gli permise di avere sempre un alto credito in Russia, paese in cui rimase fino al 1916, l'anno della morte. L'intitolazione del Teatro Nuovo di Campobasso (l'attuale Teatro Savoia) fu il riconoscimento della sua città alla sua carriera, nonostante il progressivo oblio che ha poi messo in secondo piano questo nome, considerato al giorno d'oggi uno dei tanti compositori "minori" dell'800, ma pur sempre meritevole di una riscoperta.

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