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b_200_150_16777215_00___images_viva_san_giusto.jpgIl 26 agosto del 1854 il pubblico triestino del Teatro Mauroner scopriva per la prima volta in assoluto "Marinella", opera in un prologo e tre parti del giovane compositore locale Giuseppe Sinico su libretto di Pietro Welponer (niente meno che da "Le Roi s'amuse" di Hugo, stessa fonte di "Rigoletto"). La scelta di un soggetto cittadino e la rievocazione di una leggenda eroica garantì al lavoro del musicista 18enne un successo a dir poco entusiastico, in particolare gli spettatori furono colpiti da un coro che non faticarono a imparare a memoria:

Viva San Giusto! Trofeo di gloria

Quest'è il vessillo che guida a vittoria.

Cadrà l'orgoglio dell'oppressor,

e a questa nostra bianca alabarda

ci ricongiunga fratelli ognor!

La strofa modificata e soprattutto la sua musica sono conosciute ancora oggi, visto che sono diventate l'inno ufficiale della città di Trieste. La storia, molto particolare, di questa composizione merita di essere approfondita con attenzione. Il padre di Sinico, Francesco, aveva intravisto nel figlio delle spiccate doti musicali, al punto da fargli prendere delle lezioni di violino da Paolo Coronini e di violoncello da Ignazio Bruno. Oltre ad essere stato compositore, divenne un apprezzato insegnante di canto e maestro del coro, senza dimenticare il suo "metodo di canto elementare" che Casa Ricordi decise di pubblicare con un riscontro molto positivo.

 

b_200_150_16777215_00___images_sinico.jpeg"Marinella" era la sua prima opera e l'inno dedicato a San Giusto, patrono di Trieste, non poteva non entrare nella mente e nel cuore dei cittadini. La storia ha per sfondo la città nel periodo compreso tra il '400 e il '500: la protagonista del titolo è la figlia dell'oste Falco, oltre che innamorata del patrizio veneto Francesco Cappello. L'amore tra i due viene contrastato da Baccio, a sua volta infatuato di Marinella. Il finale è tragico con la stessa Marinella colpita a morte da Baccio che intendeva scagliarsi contro il rivale. Le parole dell'inno, inserito all'interno del prologo, non potevano non destare l'attenzione della censura dell'epoca.

 

In effetti, gli Austriaci si adoperarono immediatamente per modificare i versi, nel timore che potessero fomentare rivolte e rivoluzioni, anche se poi lo stesso popolo triestino modificò altri versi di spontanea volontà, una sorta di ribellione alle autorità e allo stesso Sinico. Furono necessari molti anni prima che il compositore riuscisse a regalare il testo come è conosciuto ancora oggi. La musica non fu modificata, mentre le nuove parole vennero scelte insieme ad Ario Tribel:

Viva San Giusto! - La patria storia

Balza dai regni de la memoria,

No, quella voce non fu bugiarda

Che agli avi nostri parlò nel cor.

 

b_200_150_16777215_00___images_teatromauroner-vi.jpgDalla fine dell'800 Trieste ha adottato l'inno come "canto della patria": l'apertura del concerto di Capodanno è ancora dedicata a queste note e versi, senza dimenticare che l'antico prologo di "Marinella" risuonò negli anni del governo militare alleato. Tornando ai primi anni di "circolazione" dell'inno, gli Austriaci finsero a lungo di ignorare che gli applausi dei triestini fossero indirizzati alle parole che non era stato possibile esprimere per non contraddire le indicazioni della censura. "Viva San Giusto" non poteva essere eseguito dalle bande cittadine e dalle orchestre popolari senza che si scatenasse un fanatismo incredibile.

 

Si parla spesso e giustamente della musica di altri compositori per ricordare il Risorgimento e i canti che ispirarono gli italiani nelle loro aspirazioni di libertà, ma un posto a parte dovrebbe essere riservato a Giuseppe Sinico. "Marinella" è un'opera pressoché dimenticata e secondo un diffuso punto di vista, non se ne parlerebbe neanche se non ci fosse questo inno. In realtà è la testimonianza di un sentimento e di più epoche, visto che la musica di Sinico continuò a risuonare anche dopo il Risorgimento, fino a quando Trieste fu liberata. Non c'è proprio nient'altro da salvare di questo debutto operistico del compositore friulano?

 

b_200_150_16777215_00___images_mi0003055079.jpgI momenti gradevoli e da apprezzare nono sono pochi come si potrebbe credere: in particolare, non possono essere sottovalutati o dimenticati la scena e l'aria di Francesco (Povero cor sei solo), il finale della seconda parte dell'opera e la romanza di Baccio (Fra bei sogni d'un placido amore). Di sicuro per conoscere meglio il teatro musicale di Sinico c'è bisogno di lavori "maturi" dal punto di vista artistico, in primis il suo melodramma più riuscito - "I moschettieri" (1859) - ma la prima opera di un musicista ha sempre un fascino particolare e se è poi legata a una storia così patriottica e curiosa non può che essere apprezzata ancora di più.

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