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b_200_150_16777215_00___images_goldoni_06.jpgSe dovessi cercare una parola che sostituisce "musica" potrei pensare soltanto a Venezia: il filosofo Friedrich Nietzsche è l'ideatore di una delle frasi più azzeccate sulla città lagunare. Questo stretto rapporto con note e spartiti era ancora più evidente nel '700 e nell'800, quando Venezia era una delle tappe fisse e predilette per quel che riguarda l'opera lirica. Si parla del melodramma e si pensa subito al Teatro La Fenice, ma in realtà la città era piena zeppa di altri teatri che ospitavano stagioni e prime importanti. La giornata odierna rappresenta una ricorrenza particolare proprio per uno di questi edifici, il Teatro San Moisè che si trovava all'entrata del Canal Grande.

Il 3 febbraio del 1818, dunque 199 anni fa esatti, la replica de "La Cenerentola" di Gioachino Rossini rappresentò la chiusura del San Moisè come teatro d'opera dopo 178 anni di onorata carriera. Si trattava di un teatro importante anche e soprattutto per la collocazione, visto che era stato edificato in una delle zone più eleganti di Venezia, a due passi da Palazzo Giustinian e dalla chiesa che ha il suo stesso nome. La sua vocazione fu immediata: già verso la fine del '600 si intuirono le potenzialità delle opere da rappresentare, poi nel '700 ci fu un vero e proprio boom grazie all'arrivo del genere buffo napoletano a Venezia.

 

b_200_150_16777215_00___images_calledelteatrosanmoise_01.jpgLa costruzione era stata curata dalla famiglia Giustinian, mentre l'inaugurazione ufficiale era stata impreziosita dalla rappresentazione de "L'Arianna", un'opera perduta di Claudio Montervedi. Non mancarono le rappresentazioni della commedia dell'arte, poi si puntò con decisione sul melodramma: il San Moisè era il teatro ideale per i giovani esordienti, gli atti unici, le opere comiche e quelle semiserie. Le dimensioni ridotte e gli 800 posti complessivi (era tra i più piccoli di Venezia) garantivano un buon debutto senza eccessive preoccupazioni, anche se gli impresari teatrali sapevano scegliere con cura i lavori da inserire in cartellone. Sembra paradossale, ma gli ultimi anni di vita del San Moisè furono un'ascesa continua.

 

Per la stagione di autunno del 1810, dunque soltanto otto anni prima della chiusura, il compositore Giovanni Morandi e la moglie Rosa, cantante e collaboratrice del teatro, presenterano il giovane Gioachino Rossini all'impresario Antonio Cera, il primo passo di una lunga e fruttuosa collaborazione che venne caratterizzata dalle prime assolute di alcune opere del compositore pesarese. Il 3 novembre di quell'anno i veneziani connebbero per la prima volta "La cambiale di matrimonio", farsa che ottenne un discreto successo e dodici repliche. Anche nel 1811 Rossini si affidò al San Moisè per il debutto di un'altra opera, "L'equivoco stravagante", mentre il 1812 fu l'anno della consacrazione definitiva.

 

b_200_150_16777215_00___images_gioachino-rossini-big.jpgSei anni prima della chiusura come teatro d'opera, infatti, il San Moisè ospitò le prèmiere di ben tre lavori di Rossini, vale a dire "L'inganno felice" (8 gennaio), "La scala di seta" (9 maggio) e "L'occasione fa il ladro" (24 novembre). Dunque, nel giro di undici mesi il giovane musicista marchigiano affinò la propria tecnica e ottenne la possibilità di farsi conoscere ulteriormente, un rapporto di fiducia dagli esiti proficui per entrambe le parti. Anche nel gennaio del 1813 Rossini tornò al San Moisè con "Il signor Bruschino", ma fu una delle ultime conquiste operistiche del teatro veneziano. I titoli rossiniani furono scelti anche per chiudere i battenti nel 1818.

 

In quella serata di quasi due secoli fa fu scritturato un cast importante per concludere una lunga esperienza in bellezza. A onore del vero, la storia del San Moisè è poi proseguita in maniera particolare. Un teatro storico di quel tipo non poteva certo essere demolito da un momento all'altro e si cercò prima di tutto di "riciclarlo". In particolare diventò un teatro di burattini, ma dopo qualche anno si decise di ricostruirlo e di cambiargli nome: il San Moisè non esisteva più e cambiò nome, era nato il Teatro Minerva.

 

b_200_150_16777215_00___images_libretto_arrighetto_2.jpgUna nuova ristrutturazione interessò l'edificio verso la fine del XIX secolo, con una parte della struttura che si trasformò in una serie di negozi e un'altra in appartamenti da abitare. La storia poteva essere più fortunata, ma non tutti i teatri italiani possono vantarne una così breve ma intensa allo stesso tempo: oltre a Rossini, il San Moisè va associato ad altre figure di spicco dell'ambiente musicale che furono attive proprio in questo teatro nel '700, come ad esempio Francesco Gasparini, Tomaso Albinoni e soprattutto Antonio Vivaldi.

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