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b_200_150_16777215_00___images_labattaglia.jpgIl mondo dell'opera lirica è pieno di date e ricorrenze, alcune delle quali coincidono in modo piuttosto curioso. Il 27 gennaio è ricordato in maniera triste per la morte di Giuseppe Verdi, ma è anche il giorno in cui fu rappresentato per la prima volta uno dei lavori "minori" del compositore bussetano, "La battaglia di Legnano". La tragedia lirica in quattro atti su libretto di Salvatore Cammarano ha fatto sorgere soprattutto una domanda: il trionfo della prèmiere (27 gennaio 1849) fu politico o artistico? L'opera venne messa in scena al Teatro Argentina di Roma, una città che in quei giorni era euforica per la proclamazione della Repubblica. C'è però anche un altro aspetto da chiarire.

Verdi rimase sempre affezionato a due sue opere che non riuscirono a circolare come le altre: una fu lo "Stiffelio", l'altra proprio "La battaglia di Legnano". Cinque anni dopo la grandiosa serata romana, il musicista emiliano scrisse così all'amico napoletano Cesarino De Sanctis:

 

Fra le mie opere che non girano, alcune le abbandono perchè i soggetti sono sbagliati, ma ve ne sono due che vorrei non dimenticate, sono Stiffelio e Battaglia di Legnano.

 

b_200_150_16777215_00___images_giuseppe-verdi-9517249-1-402.jpgI racconti sulla trionfale prèmiere di 168 anni fa non sono ricchi di dettagli come in altre occasioni: ancora una volta è Emanuele Muzio, l'unico allievo di Verdi, a spiegare cosa avvenne, nonostante le sue lettere ad Antonio Barezzi non siano caratterizzate da pettegolezzi ed episodi marginali come avveniva di consueto.

 

Verdi era appena giunto da Parigi per scrivere nella futura Capitale l'orchestrazione e dirigere le prove. L'accoglienza dei romani fu a dir poco delirante, con botteghini presi d'assalto e minacce di rappresaglie nel caso fosse stato rifiutato l'ingresso. L'Argentina fu un tripudio di coccarde verdi, bianche e rosse: il compositore venne chiamato alla ribalta venti volte e non mancarono le richieste di bis, in particolare dell'intero primo atto. Lo stesso Verdi veniva fermato per strada dai romani che volevano portarlo a tutti i costi in trionfo, nonostante la sua reticenza. C'è poi l'aneddoto più famoso legato alla Battaglia di Legnano.

 

b_200_150_16777215_00___images_teatro_argentina_202.jpgDurante una delle repliche, infatti, uno spettatore pieno di entusiasmo cadde dalla balconata, non è noto se per distrazione o se spinto da qualcuno, mentre un ufficiale ubriaco gettò sul palcoscenico spada, spalline, cappotto e sedie del palco finché non fu arrestato. L'opera ha avuto delle rivalutazioni e rivisitazioni in tempi moderni, ma non è mai riuscita a conquistare i cartelloni teatrali. L'atmosfera particolare, il periodo storico e il tema trattato (la tragedia è ambientata ai tempi di Federico Barbarossa) contribuirono al successo immediato, poi le varie censure e qualche debolezza strutturale hanno impedito una affermazione piena.

 

Verdi era però consapevole delle potenzialità de "La battaglia di Legnano" e nel 1854 fu vicino alla revisione del libretto: Cammarano era morto da pochi anni e l'operazione venne affidata al librettista che aveva terminato "Il Trovatore", Leone Emanuele Bardare. L'obiettivo era quello di mantenere intatta la forma, ritoccando qualche "squarcio", recitativo e alcuni pezzi se fosse stato necessario. Verdi non era molto convinto del primo atto, anche se era necessario cercare prima di tutto un soggetto che potesse ottenere il permesso di tutte le censure. Non si andò purtroppo oltre queste convinte intenzioni, l'impressione è che ci sarebbero stati cambiamenti simili a quelli apportati allo Stiffelio.

 

Quest'ultima opera ottenne un'ambientazione diversa e un nuovo titolo ("Aroldo"), molto probabilmente "La battaglia di Legnano" avrebbe compiuto un percorso identico. Le cose andarono diversamente: la tragedia lirica che tanto era piaciuta a Roma cambiò presto nome, diventò "L'assedio di Arlem" per non infastidire i censori, visto che l'esperienza della Repubblica Romana era durata pochi mesi. Gli anni successivi alla prèmiere furono a dir poco complicati e ancora oggi è raro assistere a rappresentazioni dell'opera, riproposta solitamente per onorare anniversari importanti legati a Verdi.

 

b_200_150_16777215_00___images_salvatorecammarano.jpgSarebbe stato interessante ed emozionante scoprire la reale partecipazione del musicista emiliano all'entusiasmo repubblicano di Roma. Non ci sono lettere e nemmeno testimonianze in grado di far capire la sua impressione sulla situazione della città, con il Papa fuggito e Giuseppe Mazzini in procinto di arrivare. L'anarchia era a un passo, c'è chi ha ipotizzato un Verdi austero e diffidente, ligio solamente al contratto sottoscritto con il teatro, ma l'impegno artistico non mancò di certo e nemmeno le scelte musicali in grado di conquistare un pubblico effervescente, senza dimenticare le parole patriottiche del libretto.

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