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b_200_150_16777215_00___images_elena_da_feltre.jpgHo continuato la rivoluzione principiata nel Giuramento: variate le forme - Bando alle Gabalette triviali, esilio a' crescendo. Tessitura corta: meno repliche - Qualche novità nelle cadenze - Curata la parte drammatica: l'orchestra ricca, senza coprire il canto - Tolti i lunghi assoli ne' pezii concertati, che obbligavano le altre parti ad essere fredde, a danno dell'azione - Poca gran cassa, e pochissima banda...

 

Si tratta di una delle lettere più note di Saverio Mercadante a Francesco Florimo, amico devoto di Vincenzo Bellini e figura di spicco per quel che riguarda l'ambiente musicale napoletano dell'800.

Di che rivoluzione stava parlando il musicista altamurano? Il 1° gennaio 1839 andò in scena per la prima volta in assoluto "Elena da Feltre", dramma tragico in tre atti su libretto di Salvatore Cammarano. La prèmiere (fra pochi giorni saranno passati 178 anni esatti da quel momento) al Teatro San Carlo di Napoli non andò bene, ma questo lavoro merita un approfondimento per quello che ha rappresentato in quel periodo storico. Dopo 40 opere, nel 1837 Mercadante aveva fatto rappresentare un'altra opera che viene citata nella lettera, "Il giuramento", messo in scena alla Scala di Milano nel 1837. Dopo la parentesi veneziana de "Le due illustre rivali", fu la volta di questa composizione.

 

b_200_150_16777215_00___images_mercadante.jpgIl compositore pugliese stava cercando di realizzare una vera e propria riforma operistica, una serie di cambiamenti ispirati proprio dallo stesso Florimo, tanto è vero che in un'altra lettera si parla dei consigli ricevuti per il "Marco Visconti", in particolare la scelta di pezzi brevi, una tessitura diversa e qualche stravaganza in grado di "rompere" l'andamento classico. Mercadante parla spesso di forme, ma non si tratta dei numeri consueti dell'opera, più che altro di un modello formale. Tra le sue intenzioni, infatti, non c'era assolutamente quella di stravolgere la tipica successione dei lavori musicali con arie, duetti e pezzi di insieme.

 

Ogni frase della lettera a Florimo può essere analizzata con attenzione. Come hanno ricostruito studiosi ed esperti, l'aggettivo "triviale" riferito alle cabalette ha a che fare con l'ostentazione vocale fatta di trilli e cadenze elaborate. La tessitura corta si può notare invece nelle melodie semplici e popolari scelte da Mercadante a partire da "Elena di Feltre". Quando poi parla di "meno repliche" potrebbe voler dire che non c'è bisogno della ripetizione immediata di un motivo. Tutte queste novità, stando a quanto affermato dallo stesso compositore, furono introdotte per la prima volta ne "Il giuramento", ma "Elena da Feltre" rappresenta il punto di svolta.

 

b_200_150_16777215_00___images_salvatorecammarano.jpgMercadante cercò di mettere da parte le formule tipiche dei compositori che fino a quel momento avevano spopolato, Rossini in primis, per presentare storie piene di intrighi e passioni, oltre a un maggiore coinvolgimento dell'orchestra. Il pubblico napoletano non comprese subito le innovazioni del compositore, anche se va sottolineato come quattro anni dopo ci furono venti recite alla Scala di Milano, segno che il lavoro destò l'interesse di altri importanti impresari. "Elena da Feltre" è stata giudicata a posteriori in modo positivo, soprattutto l'armonia, definita audace, senza dimenticare la fine e originale orchestrazione.

 

Tra l'altro, si sta parlando di un'opera che ha anticipato di pochi mesi il debutto assoluto di Giuseppe Verdi. Il 17 novembre 1839, dieci mesi dopo la prèmiere del San Carlo, il giovane musicista bussetano si presentò alla Scala da perfetto sconosciuto con "Oberto, conte di San Bonifacio". Fu un discreto successo e l'ambientazione simile non può essere soltanto frutto del caso. "Elena da Feltre" si svolge nel 1250, nel periodo di lotte tra Guelfi e Ghibellini e in una città occupata sotto Ezzelino III. L'anno dell'Oberto è il 1228, mentre il luogo in cui si svolgono i fatti è Bassano (distante appena 30 chilometri in linea d'aria da Feltre), più precisamente nel castello di Ezzelino.

 

b_200_150_16777215_00___images_teatro_san_carlo_naples_1850.jpgDunque Mercadante può essere considerato a ragione un precursore: Verdi era alle prime armi con il teatro d'opera e l'ispirazione non poteva che venire anche da compositori più esperti e maturi. A parte l'incompiuta (è rimasto soltanto il primo atto) "L'orfano di Brono", il musicista pugliese fece rappresentare altre 14 opere negli anni successivi a "Elena di Feltre" e fino alla fine della carriera. Senza nulla togliere alle altre composizioni, "Orazi e Curiazi" e "Medea" sono forse quelle che meglio incorporano le novità annunciate anni prima, una trasformazione naturale dell'opera italiana a cui Mercadante ha fornito un contributo non certo marginale.

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