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b_200_150_16777215_00___images_esiliati.jpgIl 1831 è uno degli anni più approfonditi nei libri di storia del nostro paese: si tratta del periodo che è famoso per i moti di Modena e soprattutto per la figura del patriota Ciro Menotti. Fu un'insurrezione sfortunata e piena di misteri che si concluse con l'arresto e l'impiccagione di colui che aveva sognato una vera e propria rivoluzione. Meno noto è un episodio che è strettamente legato al mondo dell'opera lirica. Esiste infatti un collegamento tra questa insurrezione e un lavoro poco conosciuto di Gaetano Donizetti, vale a dire "Otto mesi in due ore o Gli esiliati in Siberia". La prima rappresentazione di questo melodramma romantico risale in realtà a quattro anni prima, per la precisione al Teatro Nuovo di Napoli.

Il libretto, redatto da Domenico Gilardoni, parla di una giovane che viene mandata in esilio in Siberia con la sua famiglia a causa di un reato politico del padre: si convince dell'innocenza dell'uomo e riesce a raggiungere Mosca per ottenere la grazia. Esistono varie versioni dell'opera, ma l'ambientazione è rimasta sempre la stessa. Dopo alterne fortune, "Gli esiliati in Siberia" approdò anche a Modena e proprio nel 1831. I rivoltosi apprezzarono immediatamente la musica e la trama, al punto di accorgersi che la loro rivoluzione non aveva ancora un inno ufficiale.

 

b_200_150_16777215_00___images_gaetano_donizetti_2.jpgLa scelta ricadde sulla marcia che si può ascoltare nel terzo atto del melodramma di Donizetti. La parte è quella ambientata al Cremlino e dunque il compositore bergamasco puntò su una musica solenne e ben cadenzata, una marcia che preannuncia molte scelte musicali tipicamente risorgimentali. Le rappresentazioni teatrali a Modena attirarono un grande pubblico e i rivoluzionari modenesi approfittavano di ogni serata per inscenare manifestazioni apertamente patriottiche proprio al momento dell'esecuzione della marcia. Non si hanno resoconti in merito alla presenza di Menotti a teatro, ma c'è un dettaglio interessante.

 

In effetti, la casa del commerciante carpigiano si trovava proprio di fronte al Comunale ed è bello e suggestivo immaginarlo mentre accompagna le note de "Gli esiliati in Siberia" con grande convinzione. La programmazione dell'opera, però, subì una brusca interruzione a causa di questi episodi, al punto che la censura fu obbligata a imporre la cessazione immediata delle repliche. Il 3 febbraio di quel 1831 i rivoltosi si trovavano a casa di Menotti e furono arrestati per ordine del Duca Francesco IV. L'associazione del melodramma a una congiura non giovò alla sua fortuna successiva, anche se le revisioni continuarono ancora per molti anni.

 

b_200_150_16777215_00___images_anonimo_-_assalto_alla_casa_di_ciro_menotti_-_litografia_-_1887.jpgUna delle modifiche principali fu senza dubbio quella del 1832, quando il lavoro arrivò a Roma (al Teatro Valle) e vennero aggiunti diversi pezzi, in particolare un'aria che impreziosì il finale e che era stata mutuata direttamente da "Alina Regina di Golconda", oltre al terzetto del secondo atto che poi andò a confluire nel celebre primo finale dell'Elisir d'amore. Negli anni Quaranta dell'800, inoltre, le revisioni furono necessarie per le rappresentazioni all'estero, nello specifico a Londra e a Parigi. Dunque la gestazione è stata dir poco tormentata e non terminò neanche con la morte di Donizetti, sopraggiunta nel 1848.

 

Il suo allievo Uranio Fontana si cimentò in una nuova revisione nel 1853 per il Théâtre-Lyrique di Parigi: l'opera venne presentata come una partitura completamente originale di Donizetti che ancora non era stata rappresentata e dal titolo nuovo, cioè "Elisabeth ou La fille du proscrit". Gli interventi erano stati massicci e questa versione non è rimasta in repertorio. Le esecuzioni moderne di "Otto mesi in due ore o Gli esiliati in Siberia" sono rare e non è semplice apprezzarne le qualità: l'aneddoto storico, comunque, può essere uno spunto interessante per una riscoperta di un lavoro che viene considerato ingiustamente minore.

 

b_200_150_16777215_00___images_ciro_menotti_2-2.jpgLe 50 repliche della prima stagione del 1827 dovrebbero far riflettere sul suo valore. Non si sta parlando del primo esempio di un'opera o di una parte di essa che viene sfruttata a fini patriottici (anzi gli anni successivi sarebbero stati ancora più intensi da questo punto di vista), ma riuscire a infiammare gli animi di un popolo oppresso dalla dominazione straniera non era semplice. A Modena si esegue di frequente proprio questa marcia in ricordo di un anno in cui la città fu assoluta protagonista e cercò di seguire l'esempio della Francia.

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