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b_200_150_16777215_00___images_gioachino-rossini-big.jpgLa musica di quest'opera fu nelle prime tre sere tanto applaudita, che pochi maestri possono ottenere un'eguale gloria. Questo giovenissimo signor Rossini se non invanirà di troppo, se studierà sugli antichi modelli che dormono polverosi, potrebbe essere il ben preconizzato a far risorgere la vera e maschia gloria della musica italiana.

 

Il Corriere delle Dame del 3 ottobre 1812 spiega bene il debutto de "La pietra del paragone", opera buffa in due atti di Gioachino Rossini e settima fatica della sua carriera da compositore ancora agli albori. La prèmiere al Teatro alla Scala del 26 settembre fu un autentico successo, impreziosito dalle 53 repliche successive, ma non tutti furono concordi con il giudizio positivo.

Tra gli spettatori di una di queste repliche era presente anche Giuseppe Mosca, compositore napoletano 40enne e fratello maggiore di un altro musicista, Luigi. Sempre a Milano era stata rappresentata per la prima volta in assoluto circa un anno prima la sua opera "I pretendenti delusi". Il successo era stato notevole e tra i grandi ammiratori del lavoro di Mosca c'era niente meno che Stendhal. Dopo aver terminato l'ascolto del giovane Rossini lanciò delle accuse ben precise contro quella musica, parlando addirittura di plagio per quel che riguarda il crescendo.

 

b_200_150_16777215_00___images_stendhal-05.jpgChe cosa era successo? Come anticipato, Stendhal apprezzò subito l'opera di Mosca e non mancava mai di citare, modificandolo un po', il verso Vengo adesso di Cosmopoli. Lo scrittore francese non fu l'unico ad essere tratto in inganno sulla questione del crescendo. Ne "I pretendenti delusi", infatti, era presente un valzer, uno dei pezzi più applauditi e richiesti proprio per il crescendo e in tanti pensarono che l'invenzione della tecnica si doveva proprio al compositore partenopeo. In realtà basterebbe approfondire gli anni precedenti al 1811 per accorgersi che era già in voga alla fine del '700.

 

Secondo Luigi De Brun, il quale approfondì la vita e le opere di Rossini, Mosca non si comportò affatto bene, tanto da fargli utilizzare per lui il termine "maestrucolo". Nella ricostruzione storica si parla del crescendo del musicista pesarese, adoperato spesso e con effetto sorprendente e irresistibile nelle sinfonie, ma che non poteva essere tollerato da Mosca. Quest'ultimo rimase talmente amareggiato da decidere di stampare la partitura del valzer e distribuirla in giro per denunciare il "furto". Già allora i critici furono chiamati a risolvere il problema e a cercare di capire chi avesse ragione.

 

b_200_150_16777215_00___images_pietra_paragone.jpgSi scoprì presto che la tecnica del crescendo era stata sfruttata in precedenza da Pietro Generali, Pasquale Anfossi, oltre a Niccolò Jommelli. In poche parole Mosca non poteva pretendere di essere l'inventore del crescendo, per i sostenitori di Rossini il musicista marchigiano era riuscito a utilizzare al meglio quella forma. Mosca si fece parecchi nemici con le sue dichiarazioni, accusare un ragazzo in rampa di lancio e così promettente di "scopiazzare" le sue note non gli rese la vita semplice con il pubblico e la critica. La carriera non ne risentì più di tanto, tornò altre volte alla Scala e compose per altri quindici anni.

 

Però ora è praticamente dimenticato, mentre sappiamo tutti del destino riservato a Rossini. C'è comunque da dire che "La pietra del paragone" suscitò delle reazioni quasi deliranti del pubblico ed è quasi incredibile se si pensa che oggi è una delle opere rossiniane meno eseguite. I contemporanei faticano a capire la portata di quel trionfo, ma senza dubbio la ventata di novità e freschezza apportata da un ventenne che aveva già molto da dire deve aver colpito molto l'immaginazione e la simpatia degli spettatori. Quale può essere invece il giudizio in merito a "I pretendenti delusi"?

 

b_200_150_16777215_00___images_pretendenti.jpgAnche Rossini apprezzava questo lavoro, come ben testimoniato da un'aria scritta proprio per essere inserita nell'opera, come era tipico in quel periodo. Si tratta di "Alla gloria", composta per il tenore Raffaele Monelli, creatore di diversi e importanti ruoli romantici. La struttura è divisa in tre parti: secondo gli esperti non è una delle migliori realizzazioni che Rossini abbia fatto per le voci tenorili, ma è molto interessante soprattutto l'apertura orchestrale. Molte rivalità operistiche sono state romanzate, in questo caso sembra esserci stato soltanto un accenno di invidia da parte di un compositore più anziano che non riuscì a trovare altri sostenitori della sua tesi.

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