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b_200_150_16777215_00___images_gaetano_braga.jpgOtto opere liriche, romanze da camera, sinfonie, musica sacra e cantate: il curriculum del compositore abruzzese Gaetano Braga è di tutto rispetto, eppure visse fino alla fine col rimpianto e l'amarezza di non aver mai visto rappresentato un lavoro a cui teneva molto. Nelle sue memorie autobiografiche Braga fu quasi profetico: Io non so se qualche anima pietosa, quando sarò morto, si ricorderà di me! In effetti il suo nome non è molto noto, si può ipotizzare cosa sarebbe cambiato nel caso in cui la vicenda del suo "Ruy Blas" fosse andata in modo completamente diverso. "Ruy Blas" è proprio il titolo dell'opera rimasta inedita.

Braga, originario di Giulianova, studiò al Conservatorio di Napoli ed ebbe come maestro di composizione Saverio Mercadante. Dopo il debutto teatrale del 1852 con "Alina, o La Spregiata" (Teatro del Fondo di Napoli, 26 luglio 1853), si dedicò intensamente alla carriera da violoncellista, viaggiando in molti paesi stranieri. Dopo aver fatto rappresentare altre opere a Napoli, Vienna, Parigi e Milano, fu proprio La Scala a dargli la possibilità di mettere in musica il dramma di Victor Hugo, "Ruy Blas" per l'appunto. Il musicista teramano si accordò con l'impresario Giuseppe Brunello per la prèmiere nel 1866.

 

b_200_150_16777215_00___images_antonio-ghislanzoni.jpgLa storia del lavoro mai rappresentato è stata ricostruita da Vincenzo Bindi in "Geatano Braga da' ricordi della sua vita". Si può parlare, senza paura di esagerare, di un vero e proprio giallo. Il libretto venne affidato ad Antonio Ghislanzoni e la partitura terminò anche grazie alla tranquillità familiare vissuta a Giulianova. Secondo Bindi, però, Braga fu imprudente e riferì al critico Filippo Filippi le parti dell'opera e i dettagli del libretto. A sua volta Filippi rivelò tutto a Filippo Marchetti, il quale musicò lo stesso dramma. Al lavoro di Braga fu preferito quello di Marchetti e lo stesso musicista ebbe un'idea precisa in merito.

 

Nelle sue memorie descrisse senza troppi fronzoli quanto avvenne:

 

Marchetti, che aveva alte protezioni, non ebbe riguardo alcuno né per me, né per l'arte, perché escluse dal suo libretto la più bella parte, quella di Don Cesare di Bazan, che Victor Hugo aveva svolto nel suo Ruy Blas. Più tardi seppi che a mio danno si ordì una lunga congiura.

 

Possibile che sia andata proprio in questo modo? Braga raccontò anche che due membri della commissione della Scala erano decisi a escludere la sua opera e uno di loro parlò male di lui. Marchetti ottenne quattro voti, mentre Braga soltanto tre.

 

b_200_150_16777215_00___images_ruy_blas.jpgMarchetti riuscì a conquistare un successo strepitoso grazie al suo "Ruy Blas" e Braga fu costretto ad accettare la sconfitta e a riporre per sempre in un cassetto un lavoro a cui teneva parecchio. Lo stesso compositore e Bindi hanno spiegato l'improvvisa marcia indietro della Scala con il fiasco ottenuto da una precedente opera di Braga, "Mormile", rappresentata proprio a Milano quattro anni prima, quasi a voler punire il "coraggio" di una persona che si ripresentava di nuovo su quella scena così prestigiosa. La convinzione che il suo "Ruy Blas" fosse migliore rimase per sempre, rafforzata dal giudizio degli amici.

 

L'opera fu fatta conoscere ad alcuni conoscenti, tra cui il basso Alessandro Bottero, e le valutazioni furono sempre positive e lusinghiere. Si trattò però di una magra consolazione. Col passare degli anni Braga non trovò più l'occasione per riproporre quel lavoro e ne rappresentò altri in linea con l'evoluzione della musica teatrale. In poche parole, oltre alle opere dimenticate, il nome del musicista giuliese è associato a una musica che prometteva molto bene e che non verrà mai ascoltata da nessuno. Prendendo però spunto dal libro di Bindi si può concludere questo discorso con un bel ricordo citato da Braga.

 

b_200_150_16777215_00___images_copertina-small.jpgQuando la Commissione non aveva ancora deciso e prima ancora delle rivelazioni ingenue a Filippi, Braga passò molto tempo con la sua famiglia ed era proprio il "Ruy Blas" a cementare questo legame:

 

Dopo pranzo, sulla spiaggia, proprio vicino al mare, feci sedere mia madre, e noi cinque fratelli ci spogliammo e ci mettemmo a nuotare. Giovanni, Andrea, Peppino e Francesco cominciarono l'accompagnamento della mia marinaresca, e io intuonai il canto. Non si può credere la gioia di mia madre! Essa in lontananza gridava per farci sentire che, finito, ricominciassimo ancora a cantare. Mi ricordo che, per farle piacere, la canzone venne replicata cinque volte. Era tanto felice nel vedere i suoi cinque figli che, battendo le onde dell'Adriatico, facevamo giungere fino a lei una delle melodie da me composta, tanto che da quel giorno, quando mi faceva il broncio per qualche cosa, io, per far la pace, non avevo che a canticchiare quella marinaresca ed essa subito correva a baciarmi.

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