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b_200_150_16777215_00___images_amelia.jpgUn caloroso successo ottenuto alla Scala di Milano, l'interesse mostrato da una cantante del calibro di Maria Malibran e una nuova opera da far rappresentare al San Carlo di Napoli. Il 1834 poteva essere un anno perfetto per Lauro Rossi, compositore maceratese che aveva accumulato nove lavori in appena cinque anni, ma soprattutto un giovane dal futuro radioso. Il 22enne aveva già attirato su di sé l'attenzione e la simpatia di Gaetano Donizetti, inoltre il melodramma giocoso "La casa disabitata o I Falsi monetari" fu accolto più che positivamente alla Scala il 16 agosto del 1834, tanto da far parlare di quest'opera all'epoca come del "Barbiere di Siviglia del Rossi".

La musica conquistò davvero tutti, compresa, come si è già avuto modo di sottolineare, Maria Malibran. Il soprano di origine spagnola rimase talmente incantata dalle note di Rossi da impegnarlo a scrivere una nuova opera espressamente per lei. Non le fu difficile convincere il Duca Visconti, impresario della Scala, per una scrittura a condizioni vantaggiose nella stagione di Carnevale del 1835. La Malibran doveva però cantare anche nel 1834 e si rivolse con la stessa persuasione a Domenico Barbaja, impresario del San Carlo, per far rappresentare subito una nuova composizione di Rossi. Il giovane musicista marchigiano non poteva chiedere di meglio, scrivere per quella che allora era una vera e propria stella della lirica avrebbe sicuramente giovato alla sua carriera teatrale.

 

b_200_150_16777215_00___images_220px-lauro_rossi_by_zphyrin_belliard.jpgRossi si dedicò intensamente alla nuova opera, "Amelia ossia Otto anni di costanza", melodramma comico in tre parti su libretto di Callisto Bassi. Più che per la storia, ambientata nella Parigi del 1780, o la musica, questa "Amelia" è passata alla storia per un episodio molto curioso che provocò grande delusione nel compositore allora in rampa di lancio. La prèmiere venne fissata per il 31 dicembre: la Malibran cominciò a farsi tormentare da un capriccio, cioè quello di introdurre a tutti i costi nel melodramma una situazione in cui potesse danzare un passo a due con il ballerino Mathis.

 

Come avrebbe ballato la famosa cantante? L'indiscrezione cominciò a circolare per tutta Napoli e ovviamente la curiosità e l'attesa per un momento che sarebbe stato unico e irripetibile erano enormi. Tutta la città si mobilitò per ottenere un biglietto per la prima rappresentazione: l'impresa non fu semplice e chi ottenne un posto al San Carlo fu considerato a dir poco fortunato. L'opera cominciò tranquillamente e la Malibran mostrò come di consueto tutte le sue doti canore, ma il pubblico era impaziente di vederla alle prese con il ballo. Si può quasi dire che le note e il canto furono esaminati distrattamente.

 

b_200_150_16777215_00___images_maria_malibran.jpgPoi arrivò il momento della tanto chiacchierata danza. Il soprano non era abituata a danzare e i napoletani se ne accorsero subito: la strana rappresentazione fu accolta con fischi e sbeffeggi che poi travolsero, come nel più classico effetto domino, anche il lavoro di Rossi, senza che ci si soffermasse ad esaminarlo meglio. Alcune testimonianze dell'epoca parlarono addirittura di spettatori che non ascoltarono nulla e fischiarono solamente per disapprovare l'esibizione della Malibran. Il fiasco fu inevitabile, un insuccesso che colpì parecchio Rossi, amareggiato e senza alcun conforto.

 

Nemmeno il successo dell'anno successivo al Teatro della Canobbiana di Milano con "Leocadia" riuscì a fargli dimenticare i fischi napoletani. Il compositore accettò una proposta che tutti gli amici gli avevano sconsigliato di rifiutare, vale a dire una scrittura di tre anni con una compagnia che avrebbe lavorato in Messico. Un nuovo e lontano paese e soprattutto volti nuovi avrebbero forse giovato al suo umore e ci vollero nove anni per vedere un'opera di Rossi rappresentata nuovamente in Italia. Nel frattempo, però, l'accordo col Duca Visconti doveva essere sciolto e fu necessario il pagamento di una penale da duemila franchi.

 

b_200_150_16777215_00___images_teatro_san_carlo_naples_1850.jpgRossi compose fino al 1877, dunque la sua carriera non venne interrotta dal curioso e spiacevole episodio della Malibran. Pagò fin troppo eccessivamente la passione della cantante per la mazurka e non sarebbe male riscoprire "Amelia" e i suoi effettivi pregi. La stessa Malibran non ebbe neanche il tempo di pensare ai fischi del San Carlo, visto che il successivo 28 gennaio riconquistò i favori del pubblico dello stesso teatro partenopeo in "Ines de Castro", tragedia lirica in tre atti su libretto di Cammarano e Bidera messo in musica da Giuseppe Persiani appositamente per i mezzi straordinari della diva.

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