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b_200_150_16777215_00___images_le_due_regine_2.jpgIl 17 maggio del 1856, esattamente 159 anni fa, veniva rappresentato per la prima volta in assoluto il melodramma "Le due regine": la prèmiere di questi tre atti messi in musica da Emanuele Muzio su libretto di Giovanni Peruzzini, venne allestita al Teatro della Cannobbiana di Milano. La ricorrenza ci permette di parlare di una delle tante opere dimenticate del mondo della lirica, ma anche e soprattutto di un compositore che è passato alla storia come "l'unico allievo di Giuseppe Verdi". Prima di arrivare a quel sabato sera di oltre un secolo e mezzo fa bisogna capire la formazione e le vicende biografiche del giovane di Zibello, il quale ebbe un maestro illustre, ma che non riuscì mai ad avere fortuna nei teatri d'opera.

Nato nel 1821, si stabilì a Busseto pochi anni dopo a causa del lavoro del padre, il quale era calzolaio. Muzio studiò musica alla scuola di Ferdinando Provesi, tra i primi e più importanti insegnanti dello stesso Verdi. In realtà era destinato al seminario e agli studi teologici, ma abbandonò questi ultimi nel 1842. Grazie a una borsa di studio si trasferì a Milano due anni dopo ed è nella città lombarda che gli furono impartite le lezioni private dal giovane compositore appena salito agli onori della cronaca. Grazie a Verdi la sua tecnica migliorò parecchio e gli fu data la possibilità di essere l'assistente del maestro e di commissionare alcuni lavori dalle case Lucca e Ricordi. Ingenui, ma sinceri e preziosi sono i suoi commenti alle opere verdiane di quel periodo, uno spaccato storico davvero interessante.

 

b_200_150_16777215_00___images_muzio.gifNel 1849, poi, iniziò la sua carriera da direttore d'orchestra, forse quella che l'ha reso più famoso in tutto il mondo; contemporaneamente si cimentò come compositore, visto che la sua prima opera rappresentata risale al 1851, vale a dire "Giovanna la pazza" (libretto di Luigi Silva), messa in scena al Teatro Italiano di Bruxelles. Il successo fu discreto, mentre la seconda fatica, "Claudia" (libretto di Giulio Carcano), riuscì a resistere una sola sera, quella della prèmiere al Teatro Re di Milano nel 1853. "Le due regine" rappresentava dunque una occasione importante di riscatto per il trentacinquenne Muzio.

 

La lavorazione de "Le due regine" avvenne quasi esclusivamente a Busseto, poi, a pochi giorni dalla rappresentazione Muzio si recò a Milano per le prove. Il cast scelto comprendeva due soprani, vale a dire Giuditta Beltramelli (celebre soprattutto per la sua prodigiosa memoria) e Letizia Borgognoni, oltre al tenore Antonio Agresti e al baritono Mauro Zacchi. La storia fu ricavata da l'opéra-comique di Melchior Frédéric Soulié Soulier, "Les deux reines", rappresentato una ventina di anni prima. La storia è ambientata a Londra verso la metà del '500 e Muzio nutriva un certo entusiasmo nei confronti della sua "creatura".

 

b_200_150_16777215_00___images_diaz-canobbiana.jpgIn effetti, quattro giorni prima della prèmiere scriveva così a Tito Ricordi:

 

Spero che faremo contratti per Le due regine e se ami sentirne le prove le porte del teatro ti sono aperte. Giovedì mattina farò tutta l'opera di seguito.

 

La direzione venne affidata al primo violino Eugenio Cavallini, figura di spicco per quel che riguarda questo ruolo e la sera del 17 maggio il pubblico milanese fu abbastanza freddo nell'accoglienza, nonostante una buona predisposizione. Per capire quanto successo 159 anni fa, ci si può rifare a quanto scritto da "L'armonia", nuova testata della Gazzetta Musicale di Firenze.

 

Secondo i corrispondenti dalla Cannobbiana, il melodramma tragico in tre atti di Muzio non prevedeva situazioni importanti e doveva essere considerato al massimo una parodia o una caricatura:

 

Le passioni erano sbiadite, Giovanna non muoveva a pietà, Maria Tudor non destava avversione, Suffolk non era che un ambiziosetto, Ghilfort era un essere così meschino da stupire come potesse far appassionare di lui due regine e, se i versi non erano cattivi, difettavano di energia, di sentimento.

 

b_200_150_16777215_00___images_scuola-musicale-di-busseto.jpgLo stesso discorso fu fatto dai giornalisti per quel che concerne la musica:

 

Questa musica è studiata, e non è certo da porsi in un fascio con quella delle Opere che si danno generalmente dai maestrucoli, i quali non fanno altra cosa, che porre in evidenza la loro ignoranza. Il maestro Muzio prima di questa opera ne compose altre due, Giovanna la pazza, e Claudia. Non mancano nelle Due regine dei pezzi di qualche merito, e piacquero assai la sinfonia, la cavatina di Giovanna Grey nel I atto, l'adagio del finale secondo, e la cabaletta finale dell'opera. Tutto questo non valse però a fermare l'attenzione del pubblico, la "stima" del quale non pare che avrà tanta efficacia di tener ritte queste due regine. Ove manca affatto la spontaneità del pensiero, e quella profonda filosofia che sa incarnare le situazioni drammatiche nella musica. E pare che il Muzio abbia voluto fare dell'arte per l'arte.

 

Muzio concluderà la sua carriera da compositore l'anno successivo con "La sorrentina" (al Comunale di Bologna), ferito e colpito dalle critiche ricevute.

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