Login

b_200_150_16777215_00___images_orfano_selva_2.jpgIl richiamo irresistibile dell'opera buffa: può forse essere sintetizzata in questo modo la scelta che il 15 novembre 1828, esattamente 186 anni fa, spinse il compositore Carlo Coccia a far rappresentare l'ennesimo melodramma comico della sua carriera fino a quel momento ventennale. Il musicista napoletano, infatti, era appena tornato in patria dopo le esperienze positive a Lisbona e Londra con il fermo proposito di concentrare tutte le proprie forze nel genere serio. Il destino volle diversamente ed è in questo modo che è nato "L'orfano della selva", due atti su libretto di Gaetano Rossi, messo in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano: si tratta di una delle tantissime opere dimenticate della lirica e questo articolo cercherà di rispolverarne gli antichi fasti.

Il cast di quella prèmiere fu di tutto rispetto. Il ruolo di Alessio venne assegnato al mezzosoprano Carolina Ungher-Sabatier, oltre al soprano Henriette Méric-Lalande (l'orfanella Mina), il tenore Luigi Pacini (Koli), il baritono Berardo Winter (Oscar), il celebre basso Luigi Lablache (Birbof) e l'altro basso Luigi Biondini. Inoltre, l'orchestra era composta, tra gli altri, da diverse figure che svolgeranno un ruolo fondamentale nella formazione e ascesa di Giuseppe Verdi. In effetti, il maestro al cembalo era Vincenzo Lavigna, colui che possiamo definire l'insegnante privato del futuro cigno di Busseto, mentre il primo violino Alessandro Rolla fu colui che indirizzò Verdi verso Lavigna dopo la famosa bocciatura al Conservatorio e il violoncellista Vincenzo Merighi lo introdusse nell'ambiente operistico milanese.

 

b_200_150_16777215_00___images_00794.jpgCerchiamo anzitutto di capire quale storia affrontò il pubblico scaligero di quasi due secoli fa. "L'orfano della selva" è ambientato nella Russia del '400. Nel primo atto si scopre che nel castello in cui Igor è comandante, le carceri sono piene di prigionieri politici avversi al principe Ivano. Lo stesso Igor confida al nuovo comandante Oscar un segreto, vale a dire il salvataggio molti anni prima del suo unico figlio, poi consegnato a un falegname. Quest'ultimo è proprio il carceriere Ferosko, dunque bisogna capire chi tra la sua prole è il principe, una missione facilitata dal fatto che quel bambino aveva sul braccio un segno a forma di serpente.

 

Il discorso viene però ascoltato da Birbof, spia di Ivano, il quale fa in modo che Alessio, figlio del carceriere, mostri quel segno, per poi tentare di avvelenarlo. Nel secondo atto, invece, Birbof riesce a conquistare la fiducia di Igor e Oscar, consigliando di scatenare una rivolta nel castello in cui Ivano darà una festa. Alessio viene fatto fuggire dalla prigione dopo che Oscar si è scambiato con lui i vestiti: il ragazzo uccide Birbof e ottiene il sigillo reale. L'assalto al castello ha successo e Alessio diventa il nuovo principe, in seguito a una fastosa incoronazione.

 

b_200_150_16777215_00___images_carlo_coccia.jpgLeggendo in questa maniera la trama si potrebbe pensare che di buffo c'è ben poco e i momenti divertenti siano limitati al lieto fine. Bisogna ricordare che Coccia, il cui esordio risaliva al 1807 con "Il matrimonio per cambiale" (un insuccesso che lo demoralizzò parecchio: soltanto Giovanni Paisiello lo convinse a proseguire), era stato uno dei primi compositori a introdurre i cori come parte drammatica fondamentale dell'intera azione, sfruttando l'intuizione di Simone Mayr e conquistando i gusti del pubblico (tutto ciò si può riscontrare in "Clotilde", rappresentata per la prima volta nel 1815). Non aiuta nel giudizio neanche l'ambientazione, cioè la Russia del tardo Medioevo, ricordata solitamente in maniera tetra e sanguinaria.

 

In realtà sono proprio le note a rendere giocoso il tutto. In particolare, parecchia cura è stata dedicata ai balletti, con un compositore a parte per gli stessi, Giovanni Galzerani, e una suddivisione ben precisa tra le parti serie e quelle buffe. In aggiunta, i cori sono ancora una volta fondamentali per le conclusioni in grande stile: non si tratta certamente dei finali in crescendo di qualche anno prima, ma comunque non manca la ricerca dell'effetto e del tripudio generale, nonostante le difficoltà e gli avvenimenti negativi verificatisi prima.

 

b_200_150_16777215_00___images_71k14awscgl.jpg"L'orfano della selva" venne replicato in seguito a Napoli, più precisamente al Teatro del Fondo, nel dicembre del 1829, trovando poi buone accoglienze anche al Teatro di Santa Lucia di Venezia (autunno 1832) e nuovamente a Milano (primavera del 1834, ma in questo caso al Teatro della Cannobbiana), ma la fortuna non lo ha più accompagnato oltre. Oggi è praticamente sconosciuto e non compare da tempo immemore nei cartelloni teatrali: Coccia comporrà altre nove opere, in primis  "Caterina di Guisa" (1833), lodata dalla stampa milanese e da quella torinese.

Collega la pagina al tuo social:

Visitatori

Visitatori oggi:500
Visitatori mese:6823
Visitatori anno:115165
Visitatori totali:319607

OperaLibera piace a...