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Leggi tutto...Chi scrive non sa di musica, se non quanto gli insegna il cuore, o poco più; ma nato in Italia, ove la musica ha patria, e la natura è un concento, e l'armonia s'insinua nell'anima colla prima canzone che le madri cantano alla culla dei figli, egli sente il suo diritto, e scrive senza studio, come il core gli detta, quelle cose che a lui paiono vere e non avvertite finora, pure urgenti a far sì che la musica e il dramma musicale si levino a nuova vita dal cerchio d'imitazioni ove il genio s'aggira in oggi costretto, inceppato dai maestri e dai trafficatori di note.

Leggi tutto...La serata scaligera del 9 febbraio 1893, esattamente 125 anni fa, è stata descritta nei minimi dettagli e non poteva essere altrimenti: in quel lontano giovedì di fine '800, infatti, fu rappresentata per la prima volta l'ultima opera di Giuseppe Verdi, "Falstaff". La consapevolezza che il Cigno di Busetto non avrebbe più composto attirò a Milano una platea eccezionale, composta da personalità come Giosuè Carducci, Pietro Mascagni, Giacomo Puccini, la principessa Letizia Bonaparte e i critici più famosi a livello internazionale. Fu un grande trionfo per il musicista emiliano, vicino agli 80 anni, un'età che aveva ormai ammorbidito il suo carattere spesso ruvido e spigoloso.

Leggi tutto...Temo per Adelia, di cui sono alla fine del terzo atto, tranne pochi versi da farmi fare in Roma.

Non era sicuramente ottimista Gaetano Donizetti quando parlava di quella che sarebbe diventata la sua ultima opera rappresentata nella futura Capitale. Dopo aver scritto in scioltezza i primi due atti e averli consegnati all'impresario del Teatro Apollo, Vincenzo Jacovacci, erano cominciati i problemi. Nonostante la riconciliazione con il librettista Felice Romani, una serie di presagi fece addensare nubi sempre più nere sulla prèmiere di "Adelia", opera seria in tre atti, ricavata a sua volta da un'altra composizione, "La figlia dell'arciere" di Carlo Coccia. Quest'ultima era stata messa in scena per la prima volta a Napoli sei anni prima che Donizetti scrivesse questa lettera preoccupata.

Leggi tutto...Da quando c'è stata la ripresa nel 1952 in occasione del Maggio Musicale Fiorentino, "Tancredi" è tornato un titolo piuttosto frequente nei cartelloni teatrali di tutta Italia. A partire dagli anni Cinquanta dell'800, infatti, il melodramma eroico di Gioachino Rossini era praticamente scomparso, ma in quel secolo di oblio qualcosa dell'opera era rimasto. Si sta parlando della celebre cabaletta Di tanti palpiti, vero e proprio cavallo di battaglia di tante cantanti, capace di conquistare fin da subito il gusto del pubblico. Proprio quest'aria continua ad essere al centro di un dibattito sulla sua creazione, al punto che l'aneddoto è diventato uno dei più celebri della storia del melodramma. La domanda sorge spontanea allora: come è nata Di tanti palpiti?

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